«Ogni uomo ha in sé la fede e la mancanza di fede. Per me, la croce è il simbolo dell’abbraccio. Quando incrocio le braccia sul petto, abbraccio in me sia la fede che la mancanza di fede. Abbracciare la mancanza di fede mi fa trattenere dal combattere i non credenti. Colui che non abbraccia in sé la mancanza di fede, viene disorientato dalla mancanza di fede degli altri. Ma chi l’accetta in sé, comprende anche i non credenti». Credo che queste parole di Anselm Grün spieghino bene il significato del titolo nonché l’afflato del volume A. Grün – T. Halík, Fare a meno di Dio? Se fede e incredulità sicercano, Querinana, Brescia 2018.
In una linea simile, Joseph Ratzinger scriveva: «Come il credente sa di essere continuamente minacciato dal non credente, e deve avvertirlo come la propria tentazione perenne, così per il non credente la fede resta una minaccia e una tentazione per il suo mondo, che appare chiuso una volta per sempre».



Finché siamo in vita, rimarremo continuamente nello chiaroscuro della storia e la nostra sarà una situazione che Blaise Pascal ha ben descritto: «C’è abbastanza luce per coloro che desiderano vedere e sufficiente oscurità per coloro che hanno disposizione contraria» (Pensieri n. 430).
Oltre all’intervista finale condotta da Winfried Nonhoff con i due autori, il libro raccoglie l’indagine di Anselm Grün e di Tomáš Halík sul tema della non credenza, dei dubbi della fede e sulla reciproca compenetazione dei due fenomeni dove l’uomo – credente o non – si trova sempre e simultaneamente simul fidelis ed infidelis.
Il libro accorda a una onesta mancanza di fede un significato purificatore della stessa. Nel primo capitolo, Halík analizza la parabola dell’uomo folle di Nietzsche evidenziando che egli «è venuto innanzitutto a provocare gli atei, per fare del loro ateismo di massa, che non ha problemi e neanche se ne fa, un problema». «L’uomo folle di Nietzsche non è venuto a confutare la fede in Dio e ad annunciare l’ateismo, ma porta con sé piuttosto una diagnosi dell’ateismo, mostrandone il lato tragico e le tragiche conseguenze. Dietro al mistero della scomparsa di Dio, che nessuno cerca più, si trova un crimine più grande di tutti: l’assassinio di Dio» che porta all’annientamento dell’uomo. Scriverà infatti Nietzsche in Così parlò Zarathustra: «L’uomo è qualcosa che deve essere superato».
La battaglia che il cristianesimo deve condurre non è contro l’ateismo autocritico, ma contro l’apateismo e contro l’ateismo che si erge a religione: «Solo quando l’ateismo smette di essere critico e autocritico e diventa una “religione concorrente”, la fede cristiana deve condurre una battaglia spirituale contro di esso, poiché fa parte del suo servizio a Dio e all’uomo il dovere di difendere la libertà di una persona dall’oppressione degli idoli».   

Fare a meno di Dio?
Fare a meno di Dio?
Anselm Grün , Tomas Halik

I dubbi non minano la fede, non mi portano dalla fede alla mancanza di fede, ma approfondiscono la mia fede rendendola più matura e ponderata. Il rischio per la fede non sono le domande, ma la mancanza delle stesse. Il rischio più grande contro la fede e la forma più subdola di ateismo – tra l’altro la più diffusa oggi – è l’apateismo ovvero «l’indifferenza nei confronti della fede e delle domande – ma anche delle risposte – che essa comporta». È quella sorta di «agnosticismo pigro», come la mette Grün.
È il vuoto che allontana da Dio, non la carica interiore. Halík racconta che il filosofo polacco e sacerdote cattolico Josef Tischner ha detto una volta di non aver ancora incontrato qualcuno che avesse smesso di andare in chiesa per aver letto Il capitale di Marx, aggiugendo: «Io però conosco molti che non vanno più in chiesa perché non riuscivano più a sopportare le prediche stupide del loro parroco».


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Robert Cheaib

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