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Racconta Raoul Follerau un suo sogno così: “Ho sognato. Un uomo si era presentato al giudizio del Signore. Vedi mio Dio – diceva – io ho osservato la tua legge, non ho fatto nulla di disonesto, di cattivo, di empio. Signore, veramente io ho le mani pulite. Senza dubbio – replica Dio – le tue mani sono pure, ma sono anche vuote”. Penso che questo sogno di Follerau spieghi le parole misteriose di Gesù. A prima vista, infatti, uno potrebbe chiedersi: ma che rapporto c'è tra pulizia del cuore ed elemosina? Il cuore puro è molto più di un cuore senza peccato. Il cuore puro gradito a Dio è il cuore capace di amare perché non siamo stati chiamati ad essere l'argenteria della dote he non si usa mai, ma di essere gli strumenti quotidiani dell'amore di Dio.
#pregolaParola
(Lc 11,37-41)
Mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l'esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l'esterno non ha forse fatto anche l'interno? Date piuttosto in elemosina quello che c'è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro
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Il nostro Dio è un Dio della storia e della carne. La sua parola, dabar, non è un flatus vocis, ma è un evento. Una parola che in definitiva diventa carne, persona, relazione, Gesù Cristo. I sacramenti sono – per dirla con sant’Agostino- la «parola visibile» di Dio. Sono complementari alla sacra Scrittura, culminando entrambi in Cristo. Un’altra espressione per dire i sacramenti in Agostino è «segno sacro» e che dice tre cose: un segno esteriore; che dona l’interiore grazia di Dio; perché voluto (istituito) da Cristo.
La parola “istituito” è messa tra parentesi per evitare un’associazione diretta tra le celebrazioni come si svolgono adesso e momenti celebrativi nella vita di Gesù. Sarebbe banale e ingenuo aspettarsi un rubricismo a cui gli autori sacri non pensavano e non potevano pensare. Va detto chiaramente che «nelle nostre celebrazioni sacramentali noi non facciamo dopo Pasqua quanto Gesù ha fatto prima di Pasqua. Piuttosto, grazie [alle celebrazioni sacramentali] ci facciamo coinvolgere (‘trapiantare’ dice Paolo) nel destino di Gesù, che con la sua vita, morte e risurrezione fonda e sostiene il nostro vivere da cristiani».


Già questo primo paragrafo manifesta il radicamento cristologico dei sacramenti. Gesù, infatti, è «il sacramento originario» (Ursakrament) e le sante celebrazioni della chiesa sono misteri, sacramenti, appunto, perché – come spiega il libro di Theodor Schneider e Martina Patenge, Settesante celebrazioni. Breve teologia dei sacramenti, edito dalla Queriniana – «ci uniscono a lui, il sacramento originario. Ci donano la vicinanza e la presenza di Gesù e, in esse, la vicinanza e la presenza dello stesso Dio invisibile».
Dato che la Chiesa è segno e strumento di questa vicinanza, essa è anche detta sacramento e per questo le «sette sante celebrazioni» non sono dissociabili dal vissuto della Chiesa-Sposa.
Giusto per completare il quadro fondante della realtà sacramentale, va sottolineato che tutti i sacramenti hanno in comune, oltre alla fondazione cristologica ed ecclesiale, la centralità della parola di Dio: «In tutte e sette le azioni sacramentali la ‘parola dell’annuncio’ (detta anche parola o formula di amministrazione) svolge un ruolo decisivo! Solo questa parola al centro della celebrazione ecclesiale, infatti, rende evidente ciò che sta accadendo: “Io ti battezzo… prendete e mangiate, questo è il mio corpo… io ti assolvo dai tuoi peccati… io accolgo te come mio sposo…”».

Il libro presenta i sette sacramenti all’interno di una ambientazione simbolica quotidiana configurandosi come uno strumento utile per le catechesi mistagogiche parrocchiali e diocesane in quanto affronta – guardando a ogni sacramento – alcune delle domande e delle obiezioni più salienti che si pongono comunemente quando si parla dei sacramenti. In modo particolare, il libro pone una particolare attenzione alla questione ecumenica.
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Domanda di una lettrice (a partire dalla #BriciolediSapienza di 👉 santa Teresa d'Avila 👈 pubblicata ieri): Come si può amare Qualcuno che non si conosce e che è così lontano, assente? E l'intensità della preghiera - perdoni la domanda ingenua - non è proporzionale alla conoscenza che io ho di Lui? 
#rispostalvolo: oserei rovesciare la domanda e dire che l'intensità della conoscenza è proporzionale all'intensità della preghiera. Non si conosce chi non si frequenta... da qui l'importanza della definizione della preghiera come "amicizia" e un "a tu per tu"
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In questa puntata di #BriciolediSapienza accogliamo una perla di santa Teresa d'Avila che ci parla di che cos'è la preghiera per lei tratta dal libro Il cammino di perfezione che trovate qui: https://amzn.to/2RFVKWv  Sono profondamente grato per il lavoro di montaggio effettuato da Maria Marzolla @maria.marzolla (facebook e instagram) e a Monica de Marco per la sua recitazione nel ruolo di santa Teresa de Jesus

Cammino di perfezione
Cammino di perfezione
Teresa d'Avila (santa)
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