Sovente abbiamo la tentazione di pretendere da noi stessi di essere perfetti per esercitare il ministero dell’annuncio della Parola. Parlo di tentazione perché su questa terra non saremo mai perfetti, bensì in cammino verso la perfezione. E a proposito di perfezione, tante volte i ministri – nel senso generale del termine, e quindi gli operatori pastorali, i missionari e i catechisti – sono facilmente tentati dallo scoraggiamento a causa del contrasto doloroso tra il loro sogno riguardo alle comunità e alle persone a cui si rivolgono e la realtà.
Con grande tatto psicologico e spirituale, Henri Nouwen si rivolge a questi ministri con il paradosso di Il guaritore ferito. Il volume che porta come sottotitolo Il ministero nella società contemporanea, tratta della situazione del ministero nella società contemporanea attraverso quattro porte: la prima porta si apre sul mondo che soffre, la seconda su una generazione che soffre, la terza su un individuo che soffre e la quarta sul ministro stesso che soffre.
Il messaggio specifico del libro è sintetizzato dall’autore così: «Non si può scrivere niente sul ministero se non si capiranno più a fondo i modi in cui il ministro dovrà scoprire le proprie ferite come fonte di guarigione» (8).
Riguardo al mondo dislocato, Nouwen traccia un ritratto dell’uomo e della società contemporanea dove si è perso il senso dei confini netti tra se stesso e l’ambiente, tra fantasia e realtà, tra ciò che si deve e non si deve fare, un uomo prigioniero del momento, catturato nel presente senza collegamenti significativi col passato e col futuro. La paura della nostra epoca, poi, non è solo la paura della morte, è la paura che l’uomo possa distruggere la vita e anche ogni sulla possibilità di rinascita.
La sofferenza del mondo dislocato contemporaneo e che vive ora per ora, senza progettualità. «La sua arte è un’arte di collage, un’arte che, benché sia una combinazione di pezzi divergenti, è una fuggevole impressione di ciò che l’uomo prova al momento». Così anche la sua musica, così anche sono le sue scelte importanti. È l’uomo frantumato, l’uomo liquido direbbe Bauman.
Le vie dinanzi a questa frantumazione sono due. La via di una interiorità mistica che rifugge da questa dispersione disperata; e la via della rivoluzione che tenta di rovesciare questo disordine.
Nouwen prospetta, però, una terza via, quella della vita cristiana che non mette in contrapposizione mistica e rivoluzione ma crea una sintonia. «Sono sempre più convinto - scrive Nouwen – che la conversione è l’equivalente individuale della rivoluzione. Pertanto ogni vero rivoluzionario è sfidato a farsi mistico nel cuore e colui che percorre la via del misticismo è chiamata a smascherare la qualità illusoria della società umana. Misticismo e rivoluzione sono due aspetti del medesimo tentativo di provocare cambiamenti radicali. Nessun mistico potrà evitare di diventare un critico sociale perché riflettendo su se stesso vi scoprirà le radici di una società malata. Allo stesso modo nessun rivoluzionario potrà evitare di affrontare la propria condizione umana, perché al centro della sua lotta per un mondo nuovo scoprirà di combattere le sue stesse paure reazionarie e le sue stesse false ambizioni» (24).



A proposito del guaritore ferito, Nouwen riporta un racconto del Talmud babilonese: «Il Rabbi Giosuè ben Levi capitò davanti al profeta Elia che stava ritto sulla porta della caverna del Rabbi Simeron ben Yohai. E chiese ad Elia: “Quando verrà il Messia?”. Elia ri­spose:
“Vai a domandarglielo tu stesso”. “Dove si trova?”.
“È seduto alle porte della città”. “Come potrò riconoscerlo?”.
“È seduto tra i poveri coperti di piaghe. Gli altri tolgono le bende a tutte le loro piaghe nello stesso tempo e poi rimettono le fasce. Ma egli toglie una benda alla volta e poi la rimette dicendo a se stesso: `Potrebbero aver bisogno di me; se ciò acca­desse io devo essere sempre pronto per non tardare neppure un momento”».
Nouwen commenta questa storia così: «La storia del Talmud suggerisce che è, facendo una ad una le sue piaghe, il Messia non avrà bisogno di tempo per prepararsi se gli si chiede di aiutare qualcuno. Sarà pronto a porgere aiuto. Gesù ha dato a questa storia una nuova sostanza faccenda del suo stesso corpo straziato la via della salvezza, della liberazione e della nuova vita» (76).

Il guaritore ferito porta l’annuncio scandaloso del Salvatore che ci guarisce con le sue ferite. Il Liberatore siede tra i poveri. Le sue ferite sono segnali di speranza. Dichiara che oggi è il giorno della liberazione. Questo è esattamente l’annuncio del guaritore ferito. «Il Signore sta per arrivare. Non domani ma oggi, non l’anno prossimo ma quest’anno, non quando il nostro dolore sarà spento ma in mezzo a quel dolore, non altrove ma qui, dove siamo noi». (88).
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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