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Perché perdonare ci è così difficile? La risposta non è solo perché non siamo santi. Il perdono è difficile perché, in fondo, perdonare non è giusto! Chi ci fa del male merita di pagare per il suo misfatto! È una logica ferrea, fondata sul principio di giustizia. La parabola di Gesù parla proprio a questo nostro senso di giustizia e ci pone come metro di misura, non ciò che ci è dovuto dagli altri, ma ciò che noi dobbiamo a Dio. Posta così, la formula della giustizia è infinitamente sbilanciata. L'unico “ingiusto”, in questa situazione, è Dio, e lo è soltanto verso se stesso, come intuisce profondamente san Tommaso d'Aquino. In Dio la misericordia prende il sopravvento. Perdonare agli altri, allora, diventa non solo un atto giusto, ma anche un atto che ci rende simili a Dio che dona infinitamente, ovvero perdona. Spiegare il perdono non lo rende facile, ma ci invita a pregare la Fonte del perdono per insegnarci a perdonare.


Mt 18,21-19,1

Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa». Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: «Restituisci quello che devi!». Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: «Abbi pazienza con me e ti restituirò». Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l'accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell'uomo e gli disse: «Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?». Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello». Terminati questi discorsi, Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano.
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Non si può essere amici e fratelli intimi di tutti. La vita ce lo insegna. Alcuni rapporti finiscono per sfinimento. Altri finiscono per distrazione. Altri perché la vita ci fa prendere vie distanti. Altri ancora finiscono de facto senza dichiarazioni ufficiali. Ad alcuni rapporti dobbiamo porre fine perché sono rapporti malsani o che iniziano a prendere pieghe sbagliate. Come intendere questo vangelo, se il vangelo è la magna charta del realismo? Semplificando, questo vangelo ci invita a provare le soluzioni a disposizione. A volte, anche a provarle tutte (dico “a volte” perché talvolta proviamo di ricucire un rapporto e non facciamo altro che allargare lo strappo). Dobbiamo pregare per avere discernimento per saper distinguere le situazioni… ma UNA COSA è certa: bando al rancore e all’odio. «Sia per te come il pagano e il pubblicano», infatti, non è una licenza di odiare! È l’invito a riconoscere la distanza, la remotezza dei cuori, gli strappi che si accumulano nella vita, ma anche a ricordare che il Signore ci ha invitato ad amare e a pregare per «i nemici». Oggi prega proprio per queste persone che ancora sono vive nella memoria e nel cuore, anche se lontane dagli occhi.
Mt 18,15-20
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.

In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
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«Andò in fretta». Maria che non si è lasciata prendere dalla fretta o da uno frivolo entusiasmo nel rispondere all'angelo nell'annunciazione, è la stessa che coglie l'attimo e si muove in fretta per visitare e aiutare Elisabetta. Qual è il criterio? Non è la fretta o la lentezza, ma il senso della volontà di Dio e l'attenzione a rimanervi solidamente ancorati sempre. Maria ci insegna che la sapienza cristiana non è il “carpe diem” , ma è scrutare e discernere i tempi o, meglio, cogliere l'orientamento dell'Eterno nello scorrere apparentemente caotico del tempo. Maria è assunta in cielo perché sulla terra ha sempre fatto la volontà di Dio. È assunta in cielo perché ha fatto dell'Eterno la linfa del suo tempo. Maria era in cielo anche quando era sulla terra.

Una catechesi in occasione della festa dell'Assunta 

Lc 1,39-56

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signoree il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.Ha spiegato la potenza del suo braccio,ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre». Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

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Come possiamo identificarci in questo vangelo io e te che, se andiamo a pescare, più che un soldo, in bocca al pesce è più probabile che troviamo un sacchetto non biodegradabile? Pietro ha ottenuto una provvidenza miracolosa, sì, ma se guardiamo bene, notiamo che è stato collaboratore di questo miracolo. È questa la lezione di oggi: se vuoi commuovere il cielo, ti devi muovere. Quando Dio fa i miracoli, spesso ti chiede una mano, anzi, due.

Mt 17,22-27

Mentre si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati. Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?». Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi. Ma, per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
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