È nota la posizione di Rudolf Bultmann riguardo alla possibilità di ricostruire la vicenda storica di Gesù. Non a caso egli è a capo della cosiddetta No quest nel contesto della Leben Jesu Forschung. La difficoltà, o addirittura l'impossibilità secondo Bultmann, di ricostruire un identikit di Gesù, non ci impedisce di individuare tratti importanti del suo insegnamento come ci è giunto in una maniera assolutamente mediata dalla comunità depositaria e garante del kerygma. Per questo, l’esegeta tedesco ha dedicato un libro, sicuramente datato, ma decisamente di grande importanza, per rintracciare lo sviluppo della ricerca sul Gesù storico, per individuare il cuore e il nucleo del suo insegnamento. Il libro in questione è Jesus, che giunge alla sua settima edizione nella traduzione italiana – Gesù – fatta per i tipi della Queriniana (nella collana “giornale di teologia”). Il volume raccoglie, oltre alla ricerca biblica ed esegetica, alcuni sprizzi di genio teologico che traspaiono dalla penna di Bultmann.



Nella sua dichiarazione di intenti, l’a. evidenzia che il suo interesse fondamentale riguarda «ciò che Gesù ha voluto e che quindi può diventare attuale in quanto esigenza della sua esistenza storica». Se dunque noi nella storia di Gesù incontriamo delle parole, esse non devono essere giudicata a partire da un sistema filosofico in relazione alla loro validità razionale, ma le incontriamo quali interrogativi sul modo in cui vogliamo comprendere la nostra esistenza. Con questo si presuppone che noi stessi siamo spinti dal interrogativo della nostra esistenza.
La proposta di Bultmann non è uno studio sulla storia, ma un incontro con la storia. Quello che si acquisisce non è un sapere temporale passato, ma una sapienza e un incontro con un avvenimento attuale che nasce da un reale dialogo con la storia.
Nella ricostruzione storica della figura di Gesù e della sua epoca, Bultmann suppone che Gesù sia stato appartenente alla «setta del Battista», e che «la setta di Gesù sia ramo della seta di Giovanni». Ambedue i movimenti, quello di Giovanni quello di Gesù, erano messianici.
Quanto alla predicazione di Gesù essa è essenzialmente «annuncio escatologico», cioè annuncio che il compimento della promessa è ormai imminente, che il regno di Dio è alle porte. Bultmann sottolinea come il ministero di Gesù sia uno di guarigioni e di esorcismi. Il suo dominio sulle forze del male è segno che il regno di Dio è venuto. Per amore del regno di Dio, Gesù pretende una rinuncia totale. «Seguimi e lascia che i morti seppelliscano i loro morti»; «nessuno che mette mano all'aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».
Ma che significa regno di Dio? Bultmann risponde così: «La risposta è semplice a prima vista: il regno di Dio significa la salvezza per l'uomo, ed esattamente la salvezza escatologica, che pone termine ad ogni realtà terrestre. Questa salvezza è l'unica salvezza di cui si può parlare. [… essa] esige dall'uomo una decisione. «Non è qualcosa che si può possedere insieme con altri beni, di cui ci si può interessare insieme con altre preoccupazioni. Questa salvezza si pone di fronte all'uomo come un aut-aut. Il regno di Dio non è un “sommo bene” in senso etico. Non si tratta di un bene al quale si volta il desiderio e l'agire umano. Non si tratta di una grandezza che possa essere realizzata in qualche modo da un comportamento umano».
Bultmann prosegue spiegando che «anche se si parla spesso in linguaggio figurato di entrare nel regno di Dio, non si può per questo rappresentarsi il regno di Dio come una grandezza che potrebbe essere realizzata in una comunità storica di questo mondo. Il regno di Dio non è una grandezza che si realizza nella storia umana, non si fa parola della sua fondazione, della sua costruzione, del suo compimento…, ma soltanto della sua vicinanza, della sua venuta, della sua apparizione. Si tratta di una grandezza soprannaturale, non mondana; e se degli uomini possono ricevere la sua salvezza ed entrarvi, non sono però la loro comunità e la loro azione a costituire il regno, bensì unicamente l'agire di Dio. Se le parabole del granello di senape e del lievito trattassero originariamente del regno di Dio, non intenderebbero assolutamente parlare della crescita naturale del regno di Dio, bensì intenderebbero mostrare in qual modo travolgente verrà il regno di Dio».
Oltre alla questione del regno di Dio, il testo di Bultmann approfondisce due elementi importanti della predicazione di Gesù: Il primo elemento è la volontà di Dio. Essa si collega comunque alla venuta del regno di Dio e si realizza nell'osservazione del comandamento dell'amore.

L'altro elemento approfondito è la rivoluzione effettuata da Gesù riguardo alla concezione di Dio. E il passaggio dal Dio lontano al Dio vicino, al Dio Padre.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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