Dopo aver scritto un libro sulle parabole di Gesù, Gerhard Lohfkink, noto biblista molto prolifico (e ampiamente tradotto in italiano grazie ai tipi della Queriniana) consacra adesso un'opera ai loghia più importanti del Signore, tradotta dal tedesco per i tipi della Queriniana con il titolo: Le parole più importanti di Gesù. Una analisi dei lóghia nel Nuovo Testamento. Nell’introdurre questa sua nuova opera, l'autore stesso si sorprende del numero di detti del Signore che gli evangelisti ci hanno trasmesso. Essendo impresa alquanto ambiziosa, quella di commentare tutti i detti, l'autore spiega che in un primo momento aveva previsto 150 loghia e riconosce di aver accettato il sacrificio di tralasciare più di una ottantina di questi detti per concentrarsi su 70 di essi.
Questi loghia
sono analizzati in sette parti di lunghezza variabile: l'evento della signoria
di Dio; l'invio dei dodici; l'esistenza dei discepoli; vivere alla luce della
signoria di Dio; la pretesa di autorità di Gesù; la crisi d'Israele; al
cospetto della morte.
La suddivisione
delle parti fa già intravvedere l'organizzazione che l'autore ha voluto dare al
suo testo, a cominciare dal messaggio della signoria di Dio (tema a lui caro e
presentato in precedenza nel libro Gesù di Nazaret. Cosa volle? Chi fu?,
il quale occupa una parte importante nella letteratura sinottica, meno nel
corpus paolino e in quello giovanneo. Non si tratta solo di un termine
importante, ma di un evento che non può essere racchiuso in una semplice
definizione. Nei sinottici, osserva l'autore, siamo dinanzi «a una vera e
propria esplosione del termine» e, come già accennato, esso non è un mero
concetto. «In Gesù, basiléia tû theû rimanda in primo luogo a un evento
dinamico e, solo secondariamente, a un luogo. Per questo motivo, nelle
interpretazioni testuali di questo libro, parlerò più spesso di “signoria di
Dio” (Herrschaft) piuttosto che di “regno di Dio” (Reich)» (19).
Da questa
natura dinamica, attuativa del regno di Dio si capisce già la scelta dell’autore
di trattare i detti sull’invio dei dodici, perché, pur essendo un evento
soprannaturale, l’avvento di Dio nella storia, esso non evita l’umano, ma la
coinvolge. L’avvenire e l’avvenimento si indirizza all’umano, c’è un avvento e
c’è un invio che lo completa. L’autore osserva che «la scelta dei Dodici, il
loro invio e il loro “mandato missionario” appartengono al tempo del Gesù
storico» (61). Gli apostoli sono inviati da un Gesù cosciente della
pericolosità di questo mandato, li invia infatti come «agnelli in mezzo ai
lupi», chiamati a fidarsi della provvidenza – «non prendete nulla per il
viaggio» - pronti tanto per il rifiuto che per l’accoglienza.
La missione dei
discepoli si fonda si fonda e acquisisce profondità nell’esistenza dei
discepoli, quindi in uno stile di vita, qui Lohfink mette in luce le rinunce
che comporta la sequela, commentando loghia come «le volpi hanno le loro tane»,
ma anche la radicalità, la rottura e la novità che impone la sequela: «lascia
che i morti seppelliscano i loro morti». Lohfink manifesta la gravita di questo
commando di Gesù e si domanda: «Con questo lóghion Gesù si è posto al di sopra
dei comandamenti di Dio?». Per rispondere dicendo: «No, ma li ha interpretati
in autonomia e signoria – come se fosse lui stesso il legislatore. Gli scribi
collezionavano i passi biblici per interpretare nel modo più meticoloso
possibile ciò che era scritto nella Tôrâ. Discutevano alacremente intorno a ogni
lettera. Gesù è diverso! Parla e agisce effettivamente come se fosse al posto
di Dio. Alla pretesa di autorità rivendicata da Gesù, però, ci dedicheremo in
maniera più dettagliata solo nella quinta parte di questo libro».
Come si nota,
le parti contengono i germi che aprono a parti successive. Qui nello specifico
abbiamo il rinvio all’autorità che Gesù si rivendica e che porterà all’inasprimento
del suo rapporto con le autorità del tempo.
Il libro di
Lohfink è un felice mix tra riflessione esegetica e considerazioni esistenziali
e spirituali. La brevità dei capitoli permette al lettore di soffermarsi su un
detto di Gesù, comprenderlo nel suo contesto e meditarlo per il proprio contesto.
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