Chi segue la pubblicistica teologica avrà notato negli ultimi anni un’intensa attività editoriale del teologo australiano Gerald O’Collins, già docente alla Pontificia Università Gregoriana. Il teologo novantenne sta offrendo ai suoi lettori dei volumi che allo stesso tempo fanno il punto sullo status quaestionis e costituiscono un manuale a cui attingere per una comprensione sistematica della tematica. L’ultimo volume tradotto dall’inglese per i tipi della Queriniana tratta dell’Ispirazione con la sfida espressa nel sottotitolo: Verso un’interpretazione cristiana dell’ispirazione biblica. Il titolo rivela già che l’ispirazione biblica è una sfida nell’attuale ambito teologico. Dopo una fioritura di saggi nel XX secolo (ricordiamo ad esempio i contributi di Karl Barth et di Karl Rahner sul tema), la teologia nel XXI secolo ha generalmente accantonato il tema dell’ispirazione biblica. O’Collins non è tenero nel giudizio: «In anni più recenti, i teologi e gli studiosi della Scrittura sembrano aver perso interesse per l’argomento. Parlare meramente di un calo d’interesse sembrerebbe un eufemismo».



Per ovviare a questo problema e a questo silenzio, l’a. fa nei primi capitoli della sua opera un viaggio panoramico nella storia della teologia dell’ispirazione. Così, nel primo capitolo, dialoga con Karl Barth che, negli anni Trenta del Novecento, scrisse nella sua Kirchlicke Dogmatik sul tema dell’ispirazione. L’altro interlocutore è l’esegeta americano Raymond Collins che pubblicò sul tema nel 1989.

Il secondo capitolo ritorna alla Scrittura stessa perché l’a. esprime la giusta convinzione che «un qualunque studio adeguato dell’ispirazione debba essere radicato saldamente nelle Scritture stesse». Così l’a. guarda all’ispirazione nella Scrittura stessa, prendendo in esame alcuni libri anticotestamentari (Genesi, Salmi, Isaia e Siracide) per indagare qualcosa sull’origine ispirata e sull’impatto ispiratore di questi testi. Il capitolo successivo prosegue l’analisi guardando ai testi del NT. Il quarto capitolo, invece, passa a considerare le Scritture in quanto testi “ispiranti”, offrendo una rassegna mondiale dell’impatto ispiratore della Bibbia che emerge nel culto, nella predicazione, nell’insegnamento ufficiale, negli inni, nelle arti visive e nella vita dei cristiani.

Il sesto e il settimo capitolo, abbastanza originali, offrono una considerazione di dieci caratteristiche specifiche e distintive dell’ispirazione biblica. L’a. considera la «qualità ispiratrice della Bibbia» come la sua decima e suprema caratteristica.

Il capitolo ottavo è un capitolo classico sul canone. Mentre I capitoli nono e decimo costituiscono una risorsa interessante per riflettere sull’esegesi e sull’uso della Scrittura da parte dei teologi.

In breve, il volume alterna sintesi classica e provocazione coraggiosa su un argomento che passa sovente sotto silenzio, sia per l’imbarazzo teologico sia per pigrizia riflessiva su un tema che resta fondamentale e fondante per la riflessione teologica e per l’esperienza cristiana stessa.  



Robert Cheaib
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