La cristologia delle religioni non è un'espressione o un campo di ricerca teologica molto conosciuto. Il gesuita Gerald O'Collins, autore molto prolifico che ha parlato non molti anni fa degli "altri popoli di Dio", si dedica nell'opera *A Christology of Religions* del 2018, tradotta recentemente per i tipi della Queriniana con il titolo *Una cristologia delle religioni*, a riflettere su una sfumatura per nulla secondaria della teologia delle religioni. Già all'inizio dell'opera, l'autore spiega che con "cristologia delle religioni" si intende un solco della ricerca teologica che guarda all'esistenza di coloro che professano altre fedi attraverso la lente cristologica, ovvero nella prospettiva della persona e dell'azione di Gesù Cristo. 

Ciò che distingue un tale approccio dalle esistenti teologie delle religioni è l'attenzione a una cristologia integrale: la teologia della Croce, la portata universale del ministero di Cristo sommo sacerdote, l'efficacia della sua amorevole preghiera per gli altri, e la mediazione della sua rivelazione e non della sua salvezza e la corrispondente Fede accessibile agli altri (p. 6)  

Sebbene cattolico, l'autore intende in quest'opera porsi in una prospettiva più generalmente cristiana, assumendo il pensiero di autori anglicani e protestanti tra cui Karl Barth, David Brown, Ingolf Dalferth e altri.  

La cristologia delle religioni non solo dà forma al pensiero riguardo agli altri, ma specifica anche il materiale da trattare. A tal riguardo, l'autore indica che il ministero di Cristo sacerdote sia di primaria importanza nella trattazione di una tale cristologia.  

Lungo l'opera, l'autore evidenzia giustamente che una cristologia delle religioni è inseparabili da una pneumatologia ed ha una teologia trinitaria delle religioni. Ma prima di evocare questo fulcro sintetico della fede, l'autore parte da lontano riflettendo sui due gesti fondanti della relazione di Dio con l'essere umano: la creazione e la redenzione (nel mistero dell'umanizzazione di Cristo). La creazione e l'incarnazione sono i due gesti cardinali con i quali Dio esprime la sua sollecitudine per l'alterità e il suo desiderio di autodonazione.   L'esistenza storica di Gesù costituisce una traduzione di tale gestualità divina.   

O'Collins esplora varie pagine evangeliche che sostengono questa lettura. Un esempio chiaro nella sua paradossalità è l'episodio della donna siro-fenicia che supplica Gesù per guarire sua figlia. In questa istanza, riscontriamo una inabituale durezza e asprezza da parte di Gesù e una rivendicazione inusuale del primato ebraico. Ma il vangelo manifesta che dietro a tale durezza che pare rifiutare il pane dei figli ai piccoli dei cagnolini, c'era una lezione ben più importante da impartire. Tra l'altro il testo si distingue per due particolarità, in quanto è l'unico caso dove Gesù fa un esorcismo a distanza e una persona ha l'ultima parola con Gesù.  

Un altro episodio, quello del centurione in Matteo 8 manifesta l'ammirazione di Gesù verso la fede di un romano e manifesta come la fede sia associata all'umiltà e alla mancanza di pretesa.

I vari episodi ricordati dall'autore, manifestano come Gesù opera guarigioni verso gli estranei e gli stranieri e fanno vedere di conseguenza come la salvezza di Gesù vuole raggiungere chi è fuori. In particolare, l'autore manifesta come tali guarigioni non sono né precedute ne succedute da pretese di conversione da parte di Gesù. Tale atteggiamento esplorato è di grande importanza perché evidenzia la continuità tra la soteriologia inclusiva del Gesù prepasquale e postpasquale. La stessa inclusività è tracciata dall'autore anche nell'insegnamento di Gesù e nell'invio missionario verso le genti, nonché nel comandamento dell'amore che abbatte i classici confini tra i nostri e gli altri.    

La transizione verso il Cristo glorificato è fatta da O'Collins nel capitolo intitolato "L'intercessione di Cristo sommo sacerdote per tutti". Pur mantenendo lo sguardo sulla Bibbia, il pensiero dell'autore si allarga ai contributi di vari teologi tra cui Karl rahner, Jacques Dupuis, T.F Torrence e Robert Sherman. Egli ne denuncia l'omissione dell'approfondimento tematico sull'intercessione di Cristo sommo sacerdote. 

Nel caso di Rahner, ad esempio, l'autore evidenzia come il teologo tedesco non era ignaro o insensibile riguardo al ministero sacerdotale di Cristo. Riflessioni sul tema sono presenti nei suoi interventi di natura spirituale quando si rivolgeva a interlocutori che si preparavano al ministero sacerdotale. Ma, a giudizio del nostro autore, non troviamo in Rahner un collegamento tra questo sacerdozio cristico e le religioni del mondo. 

Nemmeno Dupuis, nonostante la sua approfondita teologia delle religioni, ha dedicato particolare attenzione a ruolo sacerdotale di Cristo verso le religioni. Uno dei pochi ad aver riflettuto teologicamente e non solo pastoralmente sul sacerdozio di Cristo è T.F. Torrance. Ma anche nel suo caso l'attenzione è stata più sul significato ad intra del sacerdozio di Cristo e non in una prospettiva ad extra.  

Eppure, secondo l'autore, la lettera agli ebrei apre ampi ventagli di riflessione sul Cristo sommo sacerdote eterno e universale. «L'orizzonte che la lettera procede ad aprire sarà a Vasto come l'intero genere umano. L'autore elenca tre requisiti che fanno di Gesù il sommo sacerdote della nuova Alleanza: "ogni sommo sacerdote e [1] scelto fra gli uomini e [2] per gli uomini viene costituito tale nelle cose che riguardano Dio, [3] per offrire Doni e sacrifici per i peccati" (Eb 5,1)» (65). Il sacerdozio di Cristo implica l'eterna intercessione per i battezzati e per gli altri esseri umani. Soprattutto nell'eucaristia, il Cristo crocifisso e risorto presenta amorevolmente al padre un'offerta di se a nome di tutti gli altri esseri umani.  

Come già anticipato, l'autore riflette sulla presenza universale di Cristo in rapporto allo Spirito Santo argomentando che una cristologia delle religioni è inconcepibile se non comprende la presenza universale del Cristo crocifisso e risorto grazie all'opera dello Spirito Santo. Per parlare della convergenza tra pneumatologia e cristologia delle religioni, l'autore adotta il vocabolario della presenza, gettando così luce sulla misteriosa attività del Cristo risorto e dello spirito Santo.  


Il capitolo sulla chiesa, invece, intende operare una inversione del linguaggio classico. Anziché parlare degli altri popoli come ordinati al popolo di Dio, l'autore parla della chiesa cristiana come ordinata alle persone di altre fedi. L'esistenza della chiesa non è per se stessa, ma per essere dono e a servizio. La chiesa sussiste, in Cristo sacerdote, in un ministero d'intercessione per la salvezza del mondo. Questa intercessione, come chiarisce Richard Foster, è un modo di amare gli altri ed è una partecipazione al sacerdozio di Cristo.

Nella sua relativa brevità, l'opera in questione interpella il lettore a riflettere sul ruolo di Cristo e del cristiano in rapporto agli altri. Oltre alla ricchezza dei riferimenti biblici, patristici e magisteriali, l'autore dialoga con diversi interlocutori contemporanei. La prospettiva di O'Collins è chiaramente inclusivista. Il lettore potrebbe non condividere le varie affermazioni o conclusioni del volume. Ma la molteplicità delle vedute proposte resta una risorsa per interrogare le proprie convinzioni e la propria visione.



Robert Cheaib
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