«Amare, voce del verbo morire, significa decentrarsi», diceva don Tonino Bello e spiegava che amare implica «uscire da sé. Dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio. Soffrire per far cadere le squame dell'egoismo. Togliersi di mezzo quando si rischia di compromettere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell'altro. Rispettare il suo destino. E scomparire, quando ci si accorge di turbare la sua missione».

L’amore, poi, si fonda sulla differenza e la custodisce. È quanto si ha sempre meno il coraggio di dire nella nostra attuale cultura dell’omogeneizzato. Per questo, nella festa di San Valentino, festa svilita dal consumismo, vorrei sottolineare con Giuliana di Chiara che «Amare fa la differenza». Vi lascio con un estratto del suo nuovo (secondo) libro uscito qualche settimana fa. Un testo intelligente carico di intelligenza e pensiero ma anche di simpatia e ironia.
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Minimizzare la differenza

Se voglio negare la differenza in quanto foriera di disparità, visto che il sesso è biologico, occorrerà mirare alla componente variabile che interviene nei tempi successivi.
   Oltre alla combinazione genetica, infatti, altri fattori contribuiscono a strutturare la persona, quali educazione, ambiente, influssi culturali e sociali. Agendo in questi settori si giungerebbe dunque, se non ad annullare (impossibile), a minimizzare almeno quel femminile e quel maschile che tanto ostacolerebbe l'uguaglianza e favorirebbe l'ingiustizia.
   Per esempio uniformando il più possibile il percorso educativo e culturale, togliendo qualsiasi riferimento a maschile e femminile, ritenuto uno stereotipo condizionante e dannoso. La componente variabile rientrerebbe nel “genere”, lasciando da parte il sesso biologico che a questo punto perde peso.

Colpa dei gameti

   Il guaio è che la differenza ci riguarda innanzitutto fin dal concepimento. E qui mi sono informata con precisione. Il lettore porti pazienza, è doveroso spiegare. Altrimenti, ci vediamo ai capoversi sottostanti.



   Il concepimento è quel prezioso momento in cui avviene la fusione del patrimonio ereditario paterno e materno. I due gameti si incontrano. Ciascuna cellula gametica ha un numero dimezzato di cromosomi: porta un elemento delle ventidue coppie di autosomi necessari e un solo cromosoma sessuale. Nell'incontro si determina il sesso genetico del nascituro. Se i due gameti portano ciascuno un cromosoma X, dallo zigote - prima cellula del nuovo nato - si svilupperà una femmina. Se invece si incontrano un cromosoma X e uno Y, dallo zigote si svilupperà un maschio.
   Poi l'itinerario prosegue. Infatti si parla di differenziazione sessuale come di un insieme di processi biologici pre e post natali. Quello del sesso genetico è solo il primo stadio di un cammino lungo e complesso che porta allo sviluppo degli organi genitali interni, dei genitali esterni e dei caratteri sessuali secondari.
   Dopo la fecondazione, si possono distinguere altri due stadi di sviluppo: quello del sesso gonadico, situabile tra ventesimo e novantesimo giorno di sviluppo prenatale, e quello del sesso fenotipico, fondato sull'aspetto dei genitali esterni e su caratteri sessuali secondari.
   Molti di questi caratteri si manifesteranno nella pubertà, conferendo alla femmina e al maschio le relative caratteristiche anatomiche, funzionali e comportamentali.



   Il sesso dell'embrione in principio non è morfologicamente distinguibile, anche se geneticamente determinato. Il viaggio è cominciato e la meta è precisa. Ma si vedrà all'esterno più avanti.
   Il passaggio fondamentale del viaggio sta nella determinazione del sesso gonadico, quando la gonade embrionale bipotente - spiegano Moore e Persaud - si differenzia in testicolo o in ovaio. Questo è visibile intorno al trentacinquesimo giorno.
   Ciò avviene per azione di numerosi geni: i geni presenti nei cromosomi sessuali e molti altri localizzati negli autosomi. È una sorta di convergenza generale finalizzata a dare forma all'umano maschio o all'umana femmina.
   Infatti, non si concepisce un umano che poi si differenzia. Ma si concepisce il maschio o la femmina. La precocità dell'incipit, affermava Angelo Serra già nel 1988, si legherebbe all'esigenza di sessualizzare tutto l’organismo “fino al costituirsi di un dimorfismo globale dalla cute al cervello”.

   In poche parole, ancor prima della nascita siamo sessuati in tutto. Comprese parti essenziali, come il cervello, o sistemi, come quello neuroendocrino. Prendi il cervello: negli ultimi vent'anni si è compreso che, al di là della capienza cranica, struttura anatomica e funzionamento sono differenziati nell'uomo e nella donna.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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