Viviamo ormai in una società incessante, sempre attiva e sempre più incapace di staccare la spina. Una società alla ricerca di forti emozioni. Le relazioni sono sempre meno reali e umane e sempre più tecno-mediate. Secondo lo psicologo A. Cantelmi, nel divenire sempre più digitali, stiamo dando sempre maggior spazio al nostro lato animale, quello incentrato sulle emozioni e sulla loro ricerca, quello incapace di distinguere tra desideri ed emozioni, quello che ci porta a essere concentrati solo su noi stessi. I nostri valori – spiega Cantelmi – stanno divenendo sempre di più le nostre emozioni, gli altri si stanno riducendo a degli strumenti per soddisfare il nostro bisogno di sentirci connessi. La mindfulness è un possibile antidoto a questa incessante deriva del progresso culturale tecnologico. La mindfulness è un invito a essere umani ad accettare la nostra natura senza volerla continuamente cambiare.
Nel loro libro Mindfulness. Raggiungere laconsapevolezza di sé, Emiliano Lambiase e Andrea Marino mostrano non soltanto i principi della mindfulness ma anche in che modo questa pratica potrebbe offrire un apporto tecnico alla preghiera.
Giusto per cominciare, è bene chiarire che la mindfulness non è solo una tecnica, ma un atteggiamento di vita, ed è intrinsecamente relazionale. Come ogni pratica, essa avrebbe bisogno dell'orizzonte di senso senza il quale risulterebbe un esercizio sterile.
La mindfulness è una strategia e allo stesso tempo un approccio alla vita che ha lo scopo di aiutarci a entrare in contatto, nel qui e ora, senza giudizi ma con accettazione e accoglienza, con l'esperienza che stiamo avendo, qualunque essa sia, bella o brutta, di noi stessi o degli altri, dì qualcosa di animato o inanimato.
Storicamente la mindfulness affonda le radici principalmente nella meditazione buddista vipassana e, in buona parte, anche in quella Zen, con degli esercizi di yoga. La meditazione vipassana intende sviluppare la massima consapevolezza di tutti gli stimoli sensoriali e mentali. Essa invita a concentrarsi sul qui e ora, che si traduce nel porre l'attenzione sulle uniche cose che in questo momento esistono realmente: la propria mente e il proprio corpo, con le sue conseguenti sensazioni. La mente e i cinque sensi sono le porte attraverso cui i veri fenomeni accedono allo spazio della coscienza.

Mindfulness
Mindfulness
Emiliano Lambiase, Andrea Marino

Questa pratica viene introdotta nel mondo psicologico come esercizio di piena consapevolezza dei propri pensieri, azioni e motivazioni. Gli autori specificano che la mindfulness, come ogni forma di meditazione, oltre a essere una pratica, è anche un modo di vivere. Vivere in maniera mindful vuol dire vivere le esperienze attuali qualunque esse siano prestando l’attenzione senza giudicarla e accogliendola in maniera gentile, accettante, amorevole, compassionevole.
L'atteggiamento mindful viene presentato dagli autori in otto pilastri: il non giudizio, la pazienza, la mente del principiante, la fiducia, il non cercare risultati, l'accettazione, il lasciare andare, la costanza e l'autodisciplina.
Siamo invitati a vedere le cose come se le notassimo per la prima volta, ad acquisire fiducia nelle nostre intuizioni verificate. Un aspetto interessante della meditazione mindfulness è l’attenzione alla postura che rispecchia e aiuta a coltivare un atteggiamento interno di dignità pazienza e auto-accettazione.
L'essere presente a noi stessi permette di riconoscere il continuo flusso di sensazioni, pensieri, emozioni, immagini, programmi e idee della mente, senza identificarci con essi e sentendoci meno vincolati e più liberi nell'azione.
La mindfulness è molto più di un insieme di pratiche ed esercizi. Essa cerca di trasmettere un vero e proprio modo di essere che, negli esercizi formali e informali, vede la ginnastica di base, che poi trova il suo senso pieno nell'utilizzo, nella vita quotidiana, di abilità e atteggiamenti inizialmente esercitati proprio nelle pratiche di base.
La nostra mente raramente apprezza il momento presente e, invece, è spesso focalizzata sulla prossima cosa da fare, il prossimo problema da risolvere o la prossima paura da evitare.
La mindfulness ci trasferisce l'attenzione verso il momento presente e ci porta ad essere concentrati su quello che sta accadendo nel nostro presente evitando di agire in modo automatico e facendo caso al proprio corpo e alle sensazioni che proviamo.
Va notato anche che l’autocompassione è ben distinta dall'autocommiserazione. L'autocommiserazione tende a sottolineare i sentimenti egocentrici di separazione dagli altri e ad esagerare la portata delle proprie sofferenze. Al contrario, gli individui compassionevoli si percepiscono legati agli altri e sono consapevoli che la sofferenza è una situazione condivisa.
Chi vive nell'autocommiserazione è totalmente assorbito dai propri sentimenti, mentre chi vive l'autocompassione non si sovra-identifica con i propri sentimenti ed è meno dipendente da circostanze esterne e più concentrato sulla valorizzazione di sé, pur riconoscendo le imperfezioni soggettive.
Parlando di preghiera, è importante capire che sbaglieremmo se considerassimo la mindfulness come una modalità di preghiera che possa essere applicata ed eseguita senza un necessario adattamento. Intanto la mindfulness è una preparazione, un mezzo che ci introduce e non è ancora preghiera in sé. Essa avrebbe il compito di aiutarci a creare le giuste disposizioni per ascoltare la voce di Dio.
L'insufficienza della mindfulness è semplicemente legata alla natura della preghiera cristiana che nella sua profondità è una relazione con Dio, una relazione d'amore con il Signore che non si fonda su tecniche ma su un riconoscimento.
Nel provare a creare una relazione virtuosa tra mindfulness e preghiera, il fine non è mai la meditazione in sé, e nemmeno perfezionare le nostre abilità contemplative, ma la comunione con Dio e con il suo amore.

L'atteggiamento non deve essere quello del perfezionismo, perché la preghiera non è una tecnica, ma una relazione. Sebbene la tecnica possa migliorare alcuni aspetti della relazione, se ci focalizziamo sulla tecnica in sé perdiamo di vista la persona con la quale ci stiamo relazionando.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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