Le Preces privatae di Lancelot Andrewes sono uno dei frutti di un periodo fecondo della spiritualità anglicana. Il celebre vescovo inglese vissuto dal 1555 al 1626 non aveva concepito questo capolavoro come un’opera organica, ma come una raccolta di preghiere personali fatta in gran parte da una compilazione di passi e versetti fondamentalmente ricavati dalla Bibbia, dalle fonti liturgiche, patristiche e devozionali.
La comunità di Bose presenta per la prima volta una traduzione italiana di un libro preziosoche raccoglie in un unica sinfonia dell'anima gli afflati della pietà di varie lingue, passando con grande libertà dal greco, al latino e all’ebraico, e mettendo in un unico testo diverse fonti di ricchezza linguistica, spirituale ed espressiva.
L’edizione del libro, reso in italiano con Una guida per la preghiera, è arricchita dall’introduzione e dalle note del traduttore Domenico Pezzini. Nell’introdurre l’opera, il Pezzini specifica il senso dell’aggettivo privatae con il quale Lancelot Andrewes qualifica questa raccolta.  «Il termine latino indica qualcosa di privato, personale, individuale, particolare, ma sarebbe un grave errore esasperare tale dimensione del pregare, soprattutto quando si tratta della preghiera biblica e cristiana. Il solo fatto che, come si vedrà, la raccolta sia un centone di citazioni tratte dalla Bibbia e dalla liturgia toglie ogni dubbio al riguardo».  Pezzini continua chiarendo che «per il vero, il credente che prega non è mai solo o “privato”: si muove sempre in uno spazio e in una storia che è quella di un popolo». Quale ne è il senso allora?


Pezzini chiarisce che l’Andrewes abbia voluto scegliere questo titolo per segnalare la distinzione tra il Book of Common Prayer della liturgia anglicana e la sua raccolta destinata all’uso privato.
Questa distinzione dona un rilievo particolare a questa raccolta di preghiera perché la pone come complementare e sussidiaria all’importantissimo Book of Common Prayer che ha costituito la grammatica dell’orazione liturgica, ma anche casalinga, di generazione di anglicani.
Tornando alle Preces privatae notiamo che il libro copre un’impressionante quantità di temi che accompagnano la preghiera del credente non solo lungo la settimana e le ore del giorno, ma che compendiano i sentimenti che possono echeggiare i vari movimenti dell’anima e i vari tempi della vita dell’uomo. Alcuni fra i temi più importanti sono: «L’invocazione, il riconoscimento del peccato con la relativa espressione del pentimento, la confessione di fede e di speranza, la richiesta di aiuto contro i mali (“liberaci da”: deprecatio) e la domanda di grazia per fare il bene (“donaci”: comprecatio), la preghiera di intercessione, formule di abbandono e di affidamento a Dio (commendatio), la lode e il rendimento di grazie».
Chiudiamo questa breve presentazione con una delle preghiere dell’Andrewes:
Dona
alla fede la virtù
alla virtù la conoscenza,
alla conoscenza il dominio di sé,
al dominio di sé la costanza,
alla costanza la pietà,
alla pietà l’amore della fraternità
all’amore della fraternità la carità (cf. 2Pt 1,5-7).
Donami di non dimenticare
la purificazione dei miei peccati passati,
e di cercare con le buone opere
di rendere salda la mia vocazione

e la mia elezione (cf. 2Pt 1,9-10).

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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