Il contrario vero della fede non è l’ateismo, ma il sospetto e la mancanza di fiducia. È quanto ha già intuito il racconto archetipico del tentatore il quale sotto l’albero instilla sospetto nell’affidabilità del Signore (Gen 3). 
Siamo noi quella creatura propensa più ad ascoltare le sirene del sospetto che le promesse di «Io sono con te, non temere». La parabola iperbolica di Gesù non raffigura il Padre che ha tanto amato il mondo, che CI ha tanto amato, ma raffigura piuttosto quel sussurro interno del nostro cuore, quel «giudice che non teme Dio», anzi che lo giudica indegno di filiale affidamento. 
Avere fede è perseverare nella fiducia, anche quando tutto sembra implicare il contrario. Significa sperare contro ogni speranza, proprio come il Figlio sulla croce, il quale sentendosi abbandonato, si è abbandonato nelle mani del Padre. 
È difficile? 
– Impossibile direi, ma non a Dio… 
Urliamo la nostra preghiera: «Credo, Signore, aumenta la mia poca fede».

Condividi:

Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

Per il CV clicca qui


Posta un commento: