Con Stefano la chiesa comprende la serietà del compito di essere testimone e servitore, «capisce che abbandonarsi a Dio non salva dalla morte, bensì permette di passare attraverso la morte contemplando la gloria di Dio; riconosce da che cosa Dio ci salva e ci libera, da che cosa non ci libera, a che cosa ci prepara». È questo il tono delle meditazioni di Carlo Maria Martini nel libro che raccoglie un ritiro per diaconi sulla figura di Santo Stefano protomartire.



Benché Stefano non venga mai esplicitamente chiamato diacono nel libro degli Atti degli apostoli, tuttavia il vocabolo del servire appare più volte nella descrizione del momento in cui viene posto in stato di servizio. La sua è una chiamata al servizio. Martini evidenzia due Volti del servizio: il rischio e il mistero.
Il primo aspetto, quello del rischio, il Martini lo analizza leggendo la pagina di Luca 10, ovvero la pagina di Marta e Maria. Il cardinale mostra come il gesto del servizio che Marta sperimenta servendo il Signore rischia di diventare frenetico, si trasforma in autocompiacimento e giunge al punto di predisporre tutto lei, di giudicare ciò che Gesù deve fare. La crescita della propria importanza, che avviene nel suo organizzare in modo eccezionale la cucina, le fa credere di poter indicare al Signore che sta sbagliando. L'errore di Marta è di ritenere fondamentale la sua diaconia.
«Il servizio comporta sempre questo rischio: avendo un valore in se stesso, una sua concretezza che piace, può essere scambiato per l'essenziale, a scapito della preghiera e della parola».



Quanto al mistero del servizio, Martini Medita il testo di Marco 6 mostrando l'educazione che Gesù trasmette ai suoi discepoli riguardo al primato della Parola. Il servizio, se autentico, non diventa una fuga o un idolo, ma si apre necessariamente all'esperienza spirituale.

Da qui il collegamento che Martini fa tra servizio e testimonianza. Con il servizio traduciamo l'amore in atti concreti, con la testimonianza togliamo qualsiasi ambiguità sulla natura e sulla finalità dell'amore.

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Robert Cheaib

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