La carne è cardine della salvezza diceva Tertulliano. Questo cardine, purtroppo, per un motivo o per un altro, non è stato spesso considerato nel suo giusto valore lungo la storia teologica cristiana. Il gesuita Mario Imperatori intraprende una grande impresa per cogliere il luogo del corpo all’interno della strutturazione nuziale del mistero cristiano.
Il primo capitolo del volume parte dalla riflessione sull’eredità complessa e differenziata che ha origine nel tentativo patristico di combinare la tradizione platonica (dualistica) con quella biblica. Da essa sono nate alcune teorie estranee al dato biblico. Un esempio è la riflessione di Gregorio di Nissa, il più neoplatonico tra i Padri, per il quale la stessa distinzione sessuale sarebbe successiva al peccato originale e, per conseguenza, destinata a scomparire con la risurrezione dei corpi.
Secondo Mazzanti, la resistenza di alcuni Padri a parlare della distinzione sessuale a partire dalla creazione «è legata alla fin fine al pensiero “monistico” o, se si vuole, al pensiero heono/logico (legato alla metafisica dell’Uno) che considera l’uno come l’assoluto identificando l’unità con l’uno solipsistico e il molteplice con una realtà degradata e peccaminosa».
La situazione contemporanea non è più rosea della suddetta deriva. Nell’epoca dell’amore liquido, l’emancipazione dell’amore non ha liberato l’amore romantico, ma ha trasformato l’amore in fattore economico tale per cui «l’autosufficienza dell’erotismo, la libertà di cercare il piacere sessuale fine a se stesso, è assurta al livello di norma culturale. Più che epifania dell’homo amans, si è arrivati all’homo consumens. Tanto che si parla ora di «società post-erotica» e di «eclissi del piacere».
La liquidità sociale si è tradotta anche in una fluidità sessuale, la cosiddetta gender-fluidity.
Tutto ciò riconduce a una strana coincidenza tra il rifiuto platonico e l’abuso/rifiuto contemporaneo del corpo.



Il secondo capitolo si sofferma su escatologia e redenzione dei corpi in Tommaso d’Aquino, cogliendo la sfida delle intuizioni attualissime del Doctor angelicus il quale, dialogando con le istanze aristoteliche ha potuto proporre un modello antropologico più convergente rispetto al dualismo platonico, vedendo l’anima come inscindibile dal corpo essendone la «forma».
Tommaso chiarisce che non la sessualità bensì la concupiscenza è frutto del peccato e che «la diversità dei sessi rientra nella perfezione della natura umana».
Gli assunti tommasiani lo portano a non concepire una risurrezione che non sia di tutta l’umano, anima e corpo: «è contro la verità della fede affermare la risurrezione spirituale e negare quella corporale».
Il terzo capitolo approfondisce la relazione tra teologia e distinzione sessuale, iniziando ad evidenziare la struttura nuziale della rivelazione cristiana. Il punto di partenza è cristologico e l’A. parte da una constatazione di von Balthasar il quale afferma che appartiene «alla kenosi della Parola aver scelto questo solo sesso […] con il suo essenziale riferimento all’altro da sé: perché esso non è fecondo ni sé, bensì nell’altro e riceve il proprio frutto dall’altro». L’attenzione all’evidente, ovvero alla «cristologia sessuata» come la chiama A. Biscardi, prospetta una chiave di volta cristologica per la successiva lettura complessiva e nuziale della rivelazione cristiana.
La complementarietà del maschile e del femminile è orientata verso la una caro. Ora, l’essere una carne sola dell’uomo e della donna rinvia all’“Unico, Ehad il nome divino per eccellezza secondo la preghiera dello Shema’ Israel.


La messa in evidenza di vari elementi nuziali e indissociabili dalla distinzione sessuale lungo questo capitolo manifesta che l’inclusione nuziale presente nella tradizione biblica può essere estesa per costituire una coerente chiave di lettura di tutta la teologia. L’A. concorda con Mazzanti che afferma che la metafora nuziale «non rappresenta una figura retorica, né una coincidenza fortuita e neppure un tema o un aspetto marginale accanto ad altri più consistenti. È un autentico arco architettonico che attesta ed esprime un disegno unico, globale e totalizzante, con/giungendo inizio e fine, alfa e omega. Essa testimonia, nella sua stessa figura la presenza di un arco nuziale a partire dall’evento di fondazione dell’umanità e della sua vicenda storica/esistenziale fino alla sua compiuta destinazione/realizzazione […]. Occorre dire: la nuzialità abita e abbraccia l’Alfa e l’Omega dell’intera “storia”. In principio stà un mistero nuziale che ri/compare posto e ri/com/posto pure alla fine. Tutto è chiamato, desti/nato alla piena e compiuta nuzialità».
Nel quarto capitolo si esamina, soprattutto alla luce della Deus caritas est di Benedetto XVI la complessa dinamica unitaria tra eros e agape. Papa Ratzinger evidenzia, a differenza della tesi di Nygren che oppone eros e agape, la correlazione che c’è tra i due volti dell’amore in quanto l’eros mira all’eternità, è promessa di felicità. L’accoglienza dell’eros non è acritica in quanto quest’ultimo ha bisogno di purificazione e maturazione per arrivare ad essere espressione dell’amore donativo-agapico. Quello che colpisce nella riflessione di papa Benedetto è l’applicazione del concetto dell’eros anche all’amore di Dio. Dio ama Israele personalmente e in modo appassionato. Tale amore può essere considerato eros a patto che sia colto anche come totalmente agape. Anzi, l’eros divino, di cui Israele fa esperienza, è agape in primo luogo perché è gratuito.
Il capitolo finale tira le conclusione riguardo alla rilevanza teologica della distinzione sessuale e dell’accoglienza della metafora nuziale nella comprensione ed espressione della rivelazione cristiana.
La riflessione generale dell’A. assume un carattere globale proponendo – come nota Nicola Ciola nella sua Prefazione – «un suggestivo circolo ermeneutico tra cristologia, antropologia, ecclesiologia, escatologia, avente al centro la kenosis del Logos, la quale abbraccia, nell’assunzione dell’umanità, l’essenziale dimensione sessuata della creatura umana».

Il confronto con questo testo evidenzia come la fede cristiana si debba vivere come un «credere con il corpo», come formula efficacemente G. Borghi. Il corpo è l’uomo vivente considerato nella sua integralità di corpo, anima e spirito. La carne umana sessuata è la carne dotata di spirito. È la stessa carne chiamata alla relazione con Dio. «Dio – scrive l’A. –, in ragione della sua natura divina, è sicuramente al di là del maschile e del femminile. Lo è tuttavia non in quanto però li escluda semplicemente, come nella prospettiva greca, ma in quanto li comprende invece entrambi in sé, soprattutto in ragione del loro essenziale significato relazionale, dall’evidente eco anche trinitario».

Destinatari del volume: specialisti, cultori della tematica della teologia nuziale.
Parole chiave: teologia nuziale, sessualità, amore liquido, gender, teologia sistematica.
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Robert Cheaib

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