Il Compendio di teologia fondamentale di Salvador Pié-Ninot tradotto in italiana per i tipi della Queriniana viene a coronare quasi cinquant’anni di insegnamento di teologia fondamentale. Dopo varie edizioni della sua La teologia fondamentale edita per la collana Biblioteca di Teologia Contemporanea (vol. 121), questo compendio non viene a costituire un riassunto – sebbene sia relativamente più breve del volume precedente – ma un aggiornamento e un’integrazione debita.
Il Compendio consta di sette capitoli e una appendice finale con 25 tesi teologico-fondamentali.
Il primo capitolo ripercorre la storia della teologia fondamentale cercando di definirne meglio l’identità che, come ben si sa, non trova ancora una grande concordia tra i cultori della disciplina. L’A. ricostruisce la storia dell’apologetica – madre dell’attuale TF – attraverso il confronto con le sfide dell’illuminismo e la messa in discussione della possibilità, convenienza, utilità e realtà della rivelazione. Questo primo capitolo rispecchia molto la parte storica del. Il seguito del capitolo ricostruisce la storia evolutiva dell’identità dell’apologetica e successivamente della TF analizzando i contributi della Dei Filius, del Concilio Vaticano II, specie nella Dei Verbum e l’enciclica di Giovanni Paolo II sul rapporto tra fede e ragione Fides et ratio. Oltre a questi elementi già analizzati nel volume della BTC, l’A. integra l’analisi dell’esortazione apostolica Verbum Domini (2010).
Il secondo capitolo presenta il volto dialogal-contestuale in chiave di una teologia-fondamentale-apologetico-contestuale analizzando l’apertura dell’uomo alla questione di Dio partendo da un’analisi del contesto contemporaneo in cui la TF svolge la sua missione, contesto secolarizzato, globalizzato e di anemia di senso. La proposta teologica dell’A. dialoga soprattutto con le istanze di Karl Rahner (l’ontologia della potentia oboedientialis e la costituzione dell’uomo come uditore della Parola). Riscoprendosi capax Dei l’uomo si trova “naturalmente” proteso al soprannaturale. Da qui prende importanza l’avvio antropologico del gnothi seauton, conosci te stesso che dialoga con le istanze più bibliche, patristiche (capax Dei) e medioevali (desiderium naturale videndi Deum) per scoprire nell’uomo una breccia che apre la sua questione alla questione di Dio.


A partire dal terzo capitolo, il volume sviluppa il volto dogmatico-fondativo della teologia fondamentale presentando il «principio oggettivo della conoscenza teologica» che è la rivelazione. La rivelazione costituisce il principio oggettivo perché, come specifica Scheeben, nel suo Handbuch der Katholischen Dogmatik, «la conoscenza teologica ha come principio supremo oggettivo la parola di Dio, che è la sua prima e profonda sorgente. Per questo la rivelazione (revelatio) della parola di Dio è il principio della conoscenza teologica». L’A., sulla scia di Max Seckler, presenta tre modelli della rivelazione: la rivelazione come esperienza epifanica, la rivelazione come istruzione e dottrina, la rivelazione come autocomunicazione di Dio. Anche in questo capitolo, oltre all’analisi della Dei Verbum, l’A. il contributo specifico della Verbum Domini.
Il quarto capitolo si concentra sul processo della tradizione e della trasmissione della rivelazione. L’A., distinguendo sulla scia di Y. Congar la distinzione tra Tradizione e tradizioni, analizza la regula fidei come prima testimonianza normativa e storica della Tradizione. Il capitolo rintraccia anche la storia della riflessione sull’ispirazione della Scrittura quale «rivelazione attestata» per poi arrivare a presentare il magistero ecclesiale che è a servizio della rivelazione.
Il quinto capitolo passa verso il polo soggettivo della conoscenza teologica ovvero la fede e la credibilità del dato rivelato. Qui l’A. ripercorre la teologia della fede nell’AT e nel NT e offre una rassegna della riflessione sulla fede dall’epoca patristica fino all’epoca moderna per poi soffermarsi ad analizzare le affermazioni fondamentali del magistero ecclesiale sulla fede a partire dal Sinodo di Orange (529) fino alla Lumen fide (2013).
Il capitolo sulla cristologia fondamentale argomenta l’imprescindibilità della dimensione storica nella fede in Gesù e va ad analizzare la validità della documentazione attestante la figura e il messaggio di Gesù di Nazareth ripercorrendo le tappe della Leben Jesu Forschung. Dopo la presentazione dei criteri di autenticità applicati alle fonti (evangeliche), l’A. delinea un profilo di Gesù fino alla sua morte in dieci punti per passare poi alla questione della risurrezione dal punto di vista della credibilità storica.

Il capitolo ultimo sull’ecclesiologia fondamentale è arricchito dai lavori che l’A. ha svolto negli ultimi anni sui temi ecclesiologici. In questo capitolo l’A. presenta ciò che nel manuale classico corrispondeva alla demonstratio catholica. Il capitolo ripercorre alcuni degli approcci come la via notarum, la via storica e la via empirica. Quest’ultima è la prospettiva che l’A. adotta come proposta preferenziale presentando una credibilità storica basata sulla categoria della testimonianza.

Destinatari del volume: studenti di teologia, studiosi di teologia fondamentale, persone interessate al tema con una sufficiente infarinatura teologica
tematiche del volume: apologetica, rivelazione, fede, cristologia fondamentale, ecclesiologia fondamentale,
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Robert Cheaib

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