«Le mani che aiutano sono più sante delle labbra che pregano». Per quanto possa sembrare profonda, non sono d'accordo con questa frase di Ingersoll. Primo perché mette un contrasto che non ci deve essere tra preghiera e carità. Secondo perché l'amore non è solo assistenzialismo. Si aiuta chi ha bisogno, ma si spera che questo aiuto lo porti a una situazione di non bisogno e di parità. E si sa che quando i bisogni sono soddisfatti, non finisce il Desiderio del nostro cuore, ma si manifesta chiaro come il sole che è più grande di qualsiasi cosa finita. Per questo Gesù ci insegna a cominciare a pregare con questa prima invocazione: «Sia santificato il tuo nome». Solo l'Infinito di Dio è abbastanza per l'uomo. E pregare diventa il più grande gesto d'amore per sé stessi e per gli altri.

Lc 11,1-4

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione».
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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