Ho cercato di immedesimarmi nella scena: di pensarmi nella sinagoga dove questo trentenne si alza, proclama la profezia messianica di Isaia e dice che poi afferma che si realizza in lui, oggi! Ecco, non so te, io avrei fatto la stessa domanda dei compaesani: «Non è costui il figlio di Giuseppe? Ma fammi il piacere! Cosa vai fantasticando?!». Poi, però, ho letto oltre, e ho visto che dal testo si evince che erano a conoscenza che Gesù effettivamente aveva fatto dei segni che confermavano le sue parole. Bastava che collegassero un po' i fili per cogliere che quello che diceva era vero. «Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!». E anche qui, e aggiungo un "purtroppo", sono come loro. "Cafàrnao" è il mio ieri, dove il Signore ha fatto meraviglie, ma oggi e qui mi trova nondimeno ostinatamente incredulo nella sua opera. Perché questo? Perché non so fare memoria. Ho qualche ricordo, certo. Ma "fare memoria" è un'altra cosa. Fare memoria è avere viva e presente nel cuore l'opera del Signore e riconoscere che Colui che ha iniziato la sua opera in me la porterà a compimento. 

Lc 4,16-30

Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi,a proclamare l'anno di grazia del Signore. Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all'inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: «Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!»». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c'erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C'erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro». All'udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.




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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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