Marta è una grande donna. Ma nei due grandi episodi che ce la presentano, c'è sempre una mancanza di sintesi. È come se si fermasse sempre a un passo dal traguardo. Tutto quello che fa e dice traduce la sua grande fede e il suo grande amore, ma tradisce anche la sua incapacità di tirare le conclusioni e, in definitiva, la sua riluttanza ad ascoltare e a riconoscere la realtà più profonda di Gesù. Marta è noi quando nella sequela sappiamo, ma non conosciamo del tutto e non ci lasciamo trasformare da Colui che non è tanto l'oggetto della nostra fede, quanto il Soggetto, il Risorto e la nostra Risurrezione.

Gv 11,19-27

E molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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