È sbagliato nell'opera di evangelizzazione, compito di ogni battezzato, prendere l'efficienza e il successo come criteri di valutazione. Non che bisogna puntare al fallimento come obiettivo. Naturalmente no! Ma bisogna tenere a mente il destino comune con Cristo di cui Gesù stesso parla. Il vangelo è scomodo. Lo era, lo è e lo sarà. I chiamati saranno molti, ma gli eletti, che accetteranno di essere trasformati, pochi. Non ci dobbiamo preoccupare dei risultati, ma di risultare fedeli e perseveranti. Dei frutti si occupa il Signore, a noi tocca la fedeltà alle radici. 
Gv 15, 18-21  
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:  
«Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.  
Ricordatevi della parola che io vi ho detto: “Un servo non è più grande del suo padrone”. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma faranno a voi tutto questo a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato».  

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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