In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero a Betsàida, e gli condussero un cieco, pregandolo di toccarlo.
Allora prese il cieco per mano, lo condusse fuori dal villaggio e, dopo avergli messo della saliva sugli occhi, gli impose le mani e gli chiese: «Vedi qualcosa?». Quello, alzando gli occhi, diceva: «Vedo la gente, perché vedo come degli alberi che camminano».
Allora gli impose di nuovo le mani sugli occhi ed egli ci vide chiaramente, fu guarito e da lontano vedeva distintamente ogni cosa. E lo rimandò a casa sua dicendo: «Non entrare nemmeno nel villaggio».
Gen 8,6-13.20-22   Sal 115   Mc 8,22-26
Recuperare la vista è una delle analogie preferite della Chiesa antica per parlare del venire alla luce della fede. E la nascita alla fede non è un'opera che accade dalla notte al giorno, ma è il cammino di tutta una vita. A volte ciò che ci frega è proprio l'impazienza. Solo chi ama sa attendere e noi non sappiamo attendere perché siamo piccoli nell'amore. La pazienza mostrata da Gesù in questo vangelo è un'eloquente catechesi e stimolo a recuperare non solo la vista, ma ad adottare la visuale di Dio, verso gli altri ma anche verso noi stessi.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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