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«Se mai diventerò una santa, sarò di sicuro una santa dell’oscurità. Sarò continuamente assente dal Paradiso per accendere la luce a coloro che, sulla terra, vivono nell’oscurità». Così scriveva Madre Teresa a p. Joseph Neuner nel 1962. Raccontava della notte della fede che stava iniziando ad attraversare e che sarebbe durata fino alla sua morte nel 1997.
Dire che madre Teresa abbia «perso la fede» è un’affermazione che va circoscritta e spiegata perché è vera e falsa allo stesso tempo. È vera perché, grazie alle lettere private, raccolte nel volume Sii la mia luce scopriamo un volto inedito della Madre, un volto che ha sofferto il silenzio e l’assenza di Dio e pensieri tormentosi di essere rifiutata da Dio. È, però, altrettanto falsa perché Madre Teresa pur avendo perso la sensazione e la percezione della fede, l’ha incarnata in maniera eroica vivendo la fede nell’amore. Madre Teresa visse la fede come «un faccia a faccia nel buio», per usare un’espressione di Elisabetta della Trinità.
Per guardare la realtà oltre i fenomeni, ci siamo rivolti a don Paolo Morocutti, docente di teologia spirituale presso la Pontificia Università Gregoriana. In quest’intervista il teologo ci parla della solida base teologica che sottostà alla missione di Madre Teresa, ci offre chiavi interpretative per la sua esperienza della notte della fede e ci racconta della relazione particolare che Madre Teresa ebbe con l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Oltre alla docenza alla Gregoriana, don Paolo Morocutti è Assistente Ecclesiastico della sede di Roma dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e docente di teologia fondamentale all’Università Cattolica. Inoltre, è consultore ad casum della Congregazione delle Cause dei Santi.
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Don Paolo, spesso assistiamo a una riduzione umana troppo umana del nucleo di santità dei santi. Francesco d’Assisi – per dare un esempio ben noto – è vittima di una banalizzazione ecologista della sua santità. Qual è il nucleo della mistica oggettiva – per usare un’espressione balthasariana – di madre Teresa?

L'evento della canonizzazione di Madre Teresa rappresenta l'occasione più idonea per riformulare una riflessione oggettiva su questa straordinaria testimone della carità, spesso considerata da un punto vista di eroico assistenzialismo piuttosto che da un punto di vista di assoluta fedeltà alla persona di Cristo, riducendone talvolta la mistica oggettiva.
La missione e l'opera di Madre Teresa si comprendono solamente attraverso la contemplazione della sua vita eucaristica, espressione di una continua e consapevole transustanziazione.
Il centro e la sorgente della sua missione è chiaramente l'Eucaristia celebrata e vissuta. Nelle sue parole e nei suoi insegnamenti appare chiaro il nesso tra l'Eucaristia celebrata e vissuta. L'Eucaristia che viveva ogni mattina continuava in modo esplicito e visibile nella vita, tanto da costituire una vera identificazione con Cristo.
Questa visione cristologica ed eucaristica della vita, permetteva alla Madre di vedere nei poveri la reale presenza di Cristo e di improntare la sua azione missionaria sulla relazione continua e incondizionata a Gesù.
Celebri le parole "tutto per Gesù" che amava ripetere spesso e che confermano questa particolare visione della vita cristiana. Anche la povertà che ha caratterizzato la sua vita di consacrazione, ben lontana dal pauperismo, va letta in questa profonda ottica di appartenenza e di abbandono.
Madre Teresa ci lascia un insegnamento assolutamente pervasivo e illuminante sull'Eucaristia; senza Eucaristia non si può comprendere, né tanto meno amare, in modo consapevole.

Si racconta che dopo il tempo che passava in adorazione – tempi a cui madre Teresa era rigorosamente fedele – diceva a Gesù: «Ti lascio qui per incontrarti nei poveri». Come collega teologicamente questo aspetto caritativo alla dimensione contemplativa eucaristico-cristologica?

Più volte leggendo e riflettendo sulla vita di Madre Teresa ho avuto l'impressione di essere davanti ad una delle pagine più significative del Concilio Vaticano II, contenuta nel numero 22 della Gaudium et Spes, in cui si afferma; Con l'incarnazione il figlio di Dio si è unito in certo modo ad ogni uomo. Ha lavorato con mani d'uomo, ha pensato con intelligenza di uomo, ha agito con volontà di uomo, ha amato con cuore di uomo.
Abbiamo visto come l'Eucaristia sia stato il punto di partenza nell'esperienza spirituale della Madre, tuttavia quando si parla di Eucaristia si parla di incarnazione, in essa è contenuto implicitamente il mistero del Verbo fatto uomo. Chi ha visto Madre Teresa ha visto realmente qualcosa di Cristo.
La convinzione che l'incarnazione è il principio che lega Cristo ad ogni uomo ha fatto sì che tra la vita di questa piccola suora e gli uomini non vi fossero muri di separazione, partendo dall'incarnazione si annullano distinzioni di razza, religione, comprensioni antropologiche distinte, perché in ogni uomo c'è qualcosa di Cristo.
Vi è poi espressa visibilmente nella vita della Madre l'affermazione conciliare secondo cui Cristo ha amato con cuore d'uomo, elevando l'amore umano a quello divino, rendendo capaci gli uomini di amare come Dio stesso ama ed è proprio questo quello che appare chiaramente nella vita di Madre Teresa.

Durante gli anni di studio di teologia padre Michael Paul Gallagher aveva aperto i miei occhi alla «Notte oscura» di Madre Teresa, una notte molto poco conosciuta perché è risaputo quanto la santa fosse restia a parlare di sé. Ma soprattutto era impensabile che abbia vissuto una notte della fede così fitta colei che irradiava della luce di Cristo. Come si comprende la notte oscura nella vita di Madre Teresa?

Nel 2007 Padre Brian Kolodiejchuk, Postulatore della Causa di Canonizzazione della Madre, ha pubblicato un libro dal titolo "Come be my light", per la prima volta, attraverso la pubblicazione di una parte della corrispondenza con i padri spirituali siamo venuti a conoscenza di un dato fondamentale per la comprensione della spiritualità di Madre Teresa, un dato fino a quel momento nascosto anche alle sue più strette collaboratrici. Si tratta dell'esperienza della notte oscura, un dono particolare presente nell'esperienza di molti dei più sublimi mistici cristiani. Una notte oscura che si è protratta per la durata di tutta la vita della Madre.
Per una comprensione più profonda di questo mistero che ha abbracciato l'intera esistenza di Madre Teresa si deve far riferimento a San Giovanni della Croce, il mistico carmelitano che ha elaborato una vera e propria analisi spirituale di questo fenomeno, definendo questa esperienza di profondo abbandono e di solitudine interiore come un autentico dono mistico.
Come per ogni altro mistico che ha sperimentato questo dono, la notte oscura rappresenta nella sostanza un invito a scegliere e a vivere continuamente e ininterrottamente per Gesù, in profonda unione con lui, senza che questo avvenga per una qualsiasi forma, seppur lecita, di piacere o gusto, soprattutto si tratta di amare senza che se ne percepisca il lecito e tanto anelato contraccambio, una purificazione dolorosa e continua che rende l'amore sempre più simile a quello di Gesù sulla Croce e che fa diventare il mistico un'icona vivente del Cristo sposo.
Analizzando la vita della Madre a partire dall'insegnamento di San Giovanni della Croce, non solo possiamo definire un percorso spirituale più chiaro, ma possiamo definire la stessa Madre Teresa di Calcutta come un'autentica mistica del nostro tempo.
L'aver legato la mistica alla fenomenologia ha fatto sì che si perdesse il dato oggettivo del misticismo cristiano, a mio avviso, Madre Teresa rappresenta un esempio straordinario di mistica cristiana e di riconciliazione tra mistica e fenomenologia. 

Oltre al suo interesse alla figura di Madre Teresa come docente di teologia spirituale mi accennava a un legame particolare della Madre con l’Università Cattolica del Sacro Cuore dove è assistente spirituale. Ci può raccontare di che si tratta?

L’Università Cattolica del Sacro Cuore attende con viva gratitudine e riconoscenza l’ormai prossima canonizzazione della Beata Madre Teresa di Calcutta, prevista per il 5 settembre prossimo in Piazza San Pietro.  Madre Teresa è stata la prima laurea honoris causa della Facoltà di Medicina e Chirurgia di questa Università. L’insigne riconoscimento fu consegnato nel 1981 dall’allora Magnifico Rettore, il Venerabile Prof. Giuseppe Lazzati.

È previsto qualche evento speciale alla Cattolica in occasione della sua canonizzazione?

Nell’anno della canonizzazione della nostra prima laureata Honoris Causa abbiamo pensato di offrire ai giovani medici specializzandi della Facoltà di Medicina e Chirurgia, uno specifico incontro di riflessione dedicato alla figura e all’opera di Madre Teresa.
L'incontro previsto per il 5 dicembre prossimo sarà presieduto dal Cardinale Angelo Comastri nell'Aula Brasca del Policlinico Gemelli. Ogni laurea honoris causa viene conferita tenendo conto delle affinità e comunque di un qualche nesso sostanziale tra la vita del ricevente e la disciplina per cui viene conferita la laurea.
Risulta interessante il nesso tra la Medicina e la vita di Madre Teresa. Direi che anche questa realtà ci introduce bene sul mistero che ha avvolto la vita della Madre, un mistero che ci ricorda come l'uomo per essere guarito ha bisogno di una visione integrale del suo essere.
Madre Teresa a pieno titolo può essere considerata un "medico" perché ha mirabilmente offerto un'interpretazione metafisica dell'humanum dove l'elemento essenziale è la relazione.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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