In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

Ger 14,17-22   Sal 78   Mt 13,36-43


Questa parabola è tante volte un fatto molto tangibile e personale. Il nostro cuore è un campo in cui noi stessi seminiamo le nostre contraddittorie attrazioni verso l'armonia della bellezza o verso un'esistenza frammentaria che a primo acchito ci sembra diversificata e divertente, ma che in realtà è solo un'esistenza a pezzi. In questi momenti la sofferenza può diventare disperazione o può trasformarsi, anzi, trasformarci in preghiera: Signore, salvami dalla mia zizzania. Salvami dalla mia sterilità, salvami da me stesso.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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