In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

1Re 17,7-16   Sal 4   Mt 5,13-16


Le due analogie usate da Gesù in questo vangelo dettano lo stile della presenza cristiana nella città terrena. Siamo sale. Non miriamo a dominare. Non è la finalità del sale. Ma esaltiamo ciò che vi è di buono e di bello nella storia. Siamo luce. Non tacciamo delle tenebre. Ma non scadiamo neppure a fare i criticoni da salotto. Dimorando nel Cristo, Luce del mondo, illuminiamo. La luce non ha bisogno di maledire la tenebra per splendere. Sta lì, illumina e convince.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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