In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi».

At 11,21-26;13,1-3   Sal 97   Mt 10,7-13


L’intento umano si inquina con grande facilità. Partiamo con un proposito con un intento chiaro, poi iniziano a subentrare motivi e moventi marginali che, in qualche modo, ci incatenano. Questo capita anche nell’annuncio del Vangelo. Magari iniziano con il desiderio di annunciare la grande libertà dei figli di Dio che abbiamo ricevuto in Cristo, poi pian piano iniziamo a badare anche alla ricezione e alla reazione degli altri, fino a giungere a badare solo alle apparenze. Così, l’annuncio di liberazione viene fatto dalle catene delle nostre dipendenze. Quanta liberazione apporta alle nostre intenzioni questa parola di Gesù: «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date»? Perché annunciare il Vangelo? Perché l’amore di Dio mi ha graziato, ha spezzato le mie catene e continua a farlo, oggi, adesso. Annuncio il Vangelo perché sono amato gratis, anzi, malgrado i miei “debiti”!




Photo by: Fred Mancosu, Flickr, CC BY-ND 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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