doglie parto

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.
La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nel dolore; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia. Quel giorno non mi domanderete più nulla».
At 18,9-18   Sal 46   Gv 16,20-23

Non è vero che chi crede non soffre. La sofferenza è uno scandalo che pesa su tutti. Anzi, sulle spalle di chi crede pesa la domanda aggiuntiva: “Dov’è Dio?”. L’angoscia di questo grido riecheggia in particolare in quei libri dell’Antico Testamento dove la fede nella risurrezione dei morti non era ancora consolidata. L’analogia del parto usata da Gesù ci chiarisce un fatto: ciò che consola le doglie di una mamma non è la fine del dolore, ma il volto del bambino, suo bambino. Così per noi, la consolazione delle nostre doglie è la nascita dell’“uomo nuovo” in noi e, soprattutto, la misteriosa e mistica “ri-nascita” di Cristo dal grembo delle nostre sofferenze.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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