In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
Is 55,10-11   Sal 33   Mt 6,7-15

Il Maestro ci insegna che preghiamo, non per convincere Dio, ma per lasciar vincere la Gloria di Dio in noi. Dio non ha bisogno di essere persuaso di esaudirci, siamo noi che abbiamo bisogno di capire che tutto ciò che è al di sotto di Lui è insufficiente, e che fare la sua volontà è entrare nella logica del suo perdono che ci disarma delle nostri ragioni per abbracciare la follia, l'unico Logos che nella nudità della croce ci riveste della dignità di figli del "Padre nostro".
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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