In quel tempo, Gesù, entrato di sabato nella sinagoga, [a Cafarnao,] insegnava. Ed erano stupìti del suo insegnamento: egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi.
Ed ecco, nella loro sinagoga vi era un uomo posseduto da uno spirito impuro e cominciò a gridare, dicendo: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». E Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E lo spirito impuro, straziandolo e gridando forte, uscì da lui.
Tutti furono presi da timore, tanto che si chiedevano a vicenda: «Che è mai questo? Un insegnamento nuovo, dato con autorità. Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!».
La sua fama si diffuse subito dovunque, in tutta la regione della Galilea.

1Sam 1,9-20   1Sam 2,1.4-8   Mc 1,21-28


Due volte in questo vangelo veniamo messi dinanzi all'autorità di Gesù. L'autorità non è magia, non è fortuna. L'autorità spunta dalla coerenza tra parola ed essere. In greco, infatti, la parola per autorità, exousia, implica etimologicamente il radicamento nell'essere. L'annuncio di Gesù è autorevole perché non promana meramente dalla bocca e neppure semplicemente dal suo pensiero, ma dal fondo del suo essere, dal profondo della sua comunione con il Padre. Donami, Signore, di radicare ogni mia parola pensata e detta nella comunione con la Parola incarnata.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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