In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Es 23,20-23   Sal 90   Mt 18,1-5.10


Ho faticato ad accettare l’esistenza degli angeli finché non ho smesso di declinarli con le categorie dell’utile e del necessario. Mi sembravano inutili (Dio è onnipresente) e superflui (Dio è onnipotente). Ho colto il senso degli angeli quando ho assunto le categorie del gratuito e dell’eccedente. Due categorie tipiche dell’Amore che ha voluto che fossimo custodi e guide gli uni per gli altri. Vista in questa prospettiva la presenza di un angelo custode non solo diventa ragionevole, ma diventa un invito a esercitare una presenza angelica nella vita gli uni degli altri. 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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