In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Gen 1,1-19   Sal 103   Mc 6,53-56


La presenza di Gesù trabocca bene e il bene ha un potere magnetico e incantevole perché siamo stati creati per goderne. Il bene e il bello ci riportano ai primi tocchi del Creatore. Il Vangelo di oggi ci parla di questa polarizzazione intorno a Gesù e ci riporta al bene che era il ritornello di Dio nella creazione: «E vide che era cosa buona/bella» (Prima lettura). Essere cristiani è acconsentire a fare spazio alla creatività di Dio che ci ha voluti belli. La nostra vera disgrazia – per riecheggiare Dostoevskij – è che non siamo coscienti di quanto siamo belli. Chi vive nella grazia irradia vera bellezza e porta guarigione proprio come il Maestro perché «noi siamo dinanzi a Dio il buon profumo di Cristo» (2Cor 2,15).
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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