Quanto è difficile andare oltre quello che vediamo? Oltre quell’assordante apparenza che spesso nasconde la verità che c’è sotto? È un atteggiamento, un guardare con occhi diversi, un’attenzione al cuore delle persone e delle situazioni e non soltanto a quello che conviene o ancora più spesso a ciò che non conviene.
Quante volte spolveriamo la nostra vita di zucchero a velo? E così pensiamo che coprendo, nascondendo e addolcendo la superficie tutto è al posto giusto? In un attimo diventiamo “appetibili”, conosciuti e ri-conosciuti per quello che in fondo non siamo, diventiamo apparenze e da quel momento è proprio il nostro atteggiamento che ci costringe a vivere in trasparenza.  E ad essere sinceri anche il nostro metro di giudizio spesso ha tra le impostazioni predefinite una buona dose di parametri che si fermano all’apparenza dei rapporti e della conoscenza di chi ci circonda.

SECONDA PASSEGGIATA DI AVVENTO

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo
Amen

Signore, voglio tanto spogliarmi dalle mie apparenze,
da tutto ciò che copre il mio essere,
quella creatura unica che io sono
e che tu hai plasmato.
Ti prego, donami uno sguardo nuovo,
capace di andare oltre,
oltre quella coltre di apparenza che ci avvolge,
che come un velo oscura il mio giudizio.
Cosa mi impedisce di guardare al cuore delle persone?
Cosa ostacola la mia vista?
Signore, ti chiedo questo dono grandissimo
quello di andare oltre la superficie,
di non fermarmi all’apparenza
ma di cercare sempre il vero senso e significato
sia in me che negli altri.
Signore, voglio riscoprire il senso della mia esistenza,
voglio andare oltre,
perché oltre ci sei Tu.
Amen


LEGGO E RIFLETTO

Mt 11, 2-11
In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
Mentre quelli se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: «Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? Allora, che cosa siete andati a vedere? Un uomo vestito con abiti di lusso? Ecco, quelli che vestono abiti di lusso stanno nei palazzi dei re! Ebbene, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, io vi dico, anzi, più che un profeta. Egli è colui del quale sta scritto: "Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero, davanti a te egli preparerà la tua via".
In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista; ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui».


MI INTERROGO

-          Signore, ti riconoscerei tra tanti?
-          Cosa guardo negli altri?
-          Quanto spesso mi fermo all’apparenza?
-          Fermarmi all’apparenza è un mio atteggiamento, un vizio, una comodità? Perché?
-          Come credi si comportano gli altri nel rapportarsi a te? Si fermano all’apparenza o ti conoscono veramente?
-          Cosa vorresti dire a chi nei tuoi confronti si è fermato solo all’apparenza e non è andato oltre?

CI INTERROGHIAMO
(un confronto nella coppia o tra amici)

-          Cosa ho pensato quando ti ho visto la prima volta?
-          Cosa penso quando ti guardo oggi?
-          Quale percorso ha compiuto il nostro rapporto?
-          In cosa ci fermiamo troppo spesso all’apparenza?
-          Raccontare all’altro un fatto o una situazione nella quale ci si è sentiti veramente accolti dall’altro/a
-          Descrivi l’altro/a con tre aggettivi


DALLE PAROLE AI FATTI
È difficile andare oltre l’apparenza, spogliarsi di quello che a volte ci siamo cuciti addosso per coprire il vero io. Ciò non è raro che accada sia nella coppia che tra amici, soprattutto dopo giornate trascorse fuori casa, in quella specie di sfida quotidiana che a volte ti “veste” in modo scomodo e inadatto. Ed allora cosa c’è di meglio, a fine giornata, davanti ad una tazza di tè caldo, prendersi per mano e restare in silenzio? È un modo per ri-sintonizzarsi. Ma come abbattere quel muro di apparenza? Parlandosi, confidandosi: ognuno devi dire all’altro cosa nota di diverso nel comportamento, atteggiamento e addirittura personalità quando è in casa e quando, invece, si è fuori con gli altri, a lavoro, in comunità, ecc…
ATTENZIONE: Lo sguardo di chi ci è accanto è importante, perché può correggere con amore!

Al termine di questo bellissimo momento, preghiamo insieme a Sant’Agostino.


O Verità che illumini il mio cuore,
fa’ che non siano le mie tenebre a parlarmi!
Mi sono gettato in mezzo a esse e mi sono trovato al buio,
ma anche da quaggiù ti ho amato tanto.
Mi sono smarrito, ma mi sono ricordato di te.
Ho sentito la tua voce alle mie spalle
che mi diceva di tornare indietro:
l’ho sentita a mala pena,
a causa del tumulto interiore
dell’inquietudine,
ma ecco che ora torno assetato
e desideroso della tua fonte.
Nessuno m’impedisca di avvicinarmi a lei:
ne berrò e vivrò.
Non devo essere io la mia vita:
da me sono vissuto male,
sono stato morte per me stesso;
in te ritorno a vivere.
Parlami tu, istruiscimi.
Credo nelle Scritture,
ma le tue parole sono molto misteriose.
Tu hai già dichiarato con forza, Signore,
all’orecchio del mio animo,
che sei l’eterno,
il solo che possiede l’immortalità
in quanto non muti di aspetto
né alcun movimento ti cambia,
e neppure cambia col tempo la tua volontà:
non sarebbe immortale una volontà
che ora è in un modo, ora in un altro.
Ciò mi è chiaro dinanzi a te;
ti prego che mi sia sempre più chiaro
e che io abbia a rimanere in tale chiarezza,
pieno di sapienza sotto le tue ali…



Maria Marzolla
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