Solo apparentemente la questione sollevata dai sadducei è una questione sul matrimonio. In realtà in discussione è la vita eterna e il rapporto della vita attuale, con le sue scelte e con le sue relazioni, alla vita eterna. I sadducei pensano che la credenza nella vita eterna, che essi non condividono, sia pensare a una replica all'infinito della vita attuale. Non sanno che lo "spazio" e il "tempo" dell'eternità è la vita in Dio e con Dio. In questa chiave, il matrimonio nella vita eterna né viene eliminato né viene ripetuto tale quale, ma viene trasfigurato. I due che pensavano di essere il compimento l'uno dell'altro, si riconoscono e si scoprono senza veli co-pellegrini verso il volto di Dio. Allora il loro rapporto non finisce, ma trova il suo pieno orientamento. Il discorso dei sadducei non era primariamente sul matrimonio, ma, senza volerlo, ci fanno pensare al senso delle nostre scelte vocazionale. La tua scelta vocazionale è l'orientamento storico della tua eternità. Così, se la tua chiamata è nel matrimonio, nel matrimonio non è in gioco solo la tua felicità, è in gioco la tua eternità.
#pregolaParola
(Lc 20,27-40)
Gli si avvicinarono alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: Se muore il fratello di qualcunoche ha moglie, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C'erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui». Dissero allora alcuni scribi: «Maestro, hai parlato bene». E non osavano più rivolgergli alcuna domanda.
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