Se abbiamo l'abitudine di tradurre subito il vangelo in chiave morale (e moralizzante), questa pagina ci disarma. Questa pagina ci invita ad accogliere la nostra piccolezza, la nostra fragilità, la nostra povertà. E come accoglierla? Sapendo che è il nostro biglietto d'ingresso nelle grazie di Cristo. Io, proprio io, esausto ed esaurito come sono, sono infinitamente amato da Cristo. E perché mai parla di giogo? Per vari motivi, ma mi piace sottolinearne uno, forse molto sottile e non immediato. È un “giogo” essere amati senza motivi, o, di più, essere amati quando non ci amiamo e non ci sentiamo degni dell'amore... Ma accogliendo questo gioco sperimentiamo la gioia più grande, quella dell'Amore come grazia e non come merito.
#pregolaParola
(Mt 11,28-30)

Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
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