«Quanti lo toccavano venivano salvati esōzonto». È significativa la scelta del termine che Marco fa. Chi viene in contatto vero con Gesù non sempre guarisce, ma è sempre salvato. È - come soleva dire uno dei miei maestri - «salva-guardato». La Parola creatrice tirò l'essere dal nulla, la stessa Parola si rivela nel vangelo anche come ricreatice e tira l'uomo dalla dannazione e dai danni collaterali del peccato. Non tutti guariscono, ma tutti possono toccare la Parola che ci trasferisce dalle tenebre alla luce. Sarebbe troppo ingenuo questo pensiero se non fosse espresso in maniera sublime dalla bocca di una donna che ha passato gran parte della sua vita come malata crocifissa nel suo letto, Marthe Robin, che nel 1931 scrive nel suo diario: «Non siamo affatto nelle tenebre quando mettiamo i nostri passi dentro i passi di Gesù e viviamo in noi stessi, con lui, la notte della Golgola, la giornata del Calvario».
#pregolaParola
(Mc 6,53-56)
Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono. Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse. E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Robert Cheaib
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