L'ingratitudine è la lebbra dello spirito. Sant'Ignazio di Loyola ha un'affermazione forte al riguardo: «Tra tutti i mali e peccati immaginabili, l'ingratitudine è quello che più merita di essere in abominio». Perché questi toni forti? Perché l'ingratitudine è la cecità dell'anima. L'anima ingrata non vede oltre le grate del suo vittimismo: «La vita non mi dà quello che merito». Ma tante volte ciò non è secondo verità. Tante volte non ci sentiamo Benedetti perché non riconosciamo le nostre benedizioni. E la sfiga che sentiamo come nostra ombra è spesso il frutto della nostra distrazione dalla Luce.
#pregolaParola
(Lc 17,11-19)
Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!».

Robert Cheaib
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