Celebriamo un re che afferma chiaramente che il suo regno non è di questo mondo e ci aspettiamo da lui che ci sistemi qua, che i conti quadrino qui, su questa terra. I conti di un re crocifisso non quadrano sulla golgota. Il senso cristiano di questa vita non si esaurisce e non si chiarisce del tutto sotto questo sole. Festeggiare Cristo re dell'universo è allargare gli orizzonti per includere la prospettiva della sua regalità che ci spalanca gli occhi alla vita eterna. Oltre la golgota, alla tomba vuota; oltre le ombre di questa terra a quando Dio sarà il Sole della città santa, la Gerusalemme celeste. Celebrare Cristo re è intravedere la verità intera nei frammenti di questa terra. È toccare il Domani con la speranza... Una speranza che deve trasformare l'oggi... Celebrare Cristo re è affermare la sua regalità e signoria in primis nella mia vita. È permettergli di essere il mio re già da questa vita.
#pregolaParola
(Gv 18,33b-37)
Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».
Robert Cheaib
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