«È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla». Qual è la posta in gioco di questo versetto e, in generale, del vangelo di questa domenica? È forse la contrapposizione tra un cosiddetto vangelo spirituale e la morale, come vorrebbe far dire alla Parola qualcuno? Niente affatto: lo spirituale non è il contrario della morale e delle regole, lo Spirito è la sorgente della moralità e il cuore vivente delle regole. La vera contrapposizione la si evince dal contesto delle affermazioni di Gesù. Si tratta della contrapposizione tra le immagini degli idoli umani da un lato e, dall'altro lato, il volto di Gesù Cristo. I discepoli si scandalizzano dalla manifestazione che Cristo fa di Dio, un Dio che si do a nel pane, un Dio che si unisce all'uomo tanto da vivere in lui. Questo Dio contrasta gli idoli dell'umanità che tutti noi abbiamo, in proporzioni diverse, nel pantheon del cuore.
#pregolaParola
(Gv 6,60-69)
Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell'uomo salire là dov'era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre». Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui. Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».
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Robert Cheaib

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