Nell'ora della sua morte, uno dei Padri del deserto manifestava una profondissima pace, tanto da scandalizzare uno dei suoi discepoli che gli chiese: Abba, ma non temi il giudizio di Dio? L'abba rispose candidamente: no figliolo, perché non ho mai giudicato nessuno nella mia vita. E confido nella parola del Signore che disse: «Non giudicate e non sarete giudicati». Questo episodio potrebbe sembrare molto lontano dal Vangelo di oggi, eppure non lo è. Gesù nel Vangelo di oggi ci mette dinanzi alla complessità della storia togliendo dalle nostre bocche il giudizio facile, proprio perché non sappiamo quante occasioni, quanti appelli, quante illuminazioni ognuno ha ricevuto (o non ha ricevuto) prima di fare le sue scelte. Non giudicare (gesto ben diverso dal lodevole avere giudizio) non è solo un gesto spirituale, ma è un gesto di buon senso. Un giorno, ci dice la Scrittura, saremo chiamati «a giudicare gli angeli», ma finché siamo in questa vita camminiamo con umiltà riconoscendo il nostro bisogno della misericordia del Signore. Invochiamola su di noi e su chi ci sentiamo inclini a giudicare.
(Mt 11,20-24)
Allora si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite: «Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».

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Robert Cheaib

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