(Gv 3,16-21)
Questo passo del vangelo mette insieme due realtà che, a prima vista, sembrano escludersi a vicenda. Da un lato, il vangelo parla del gratuito e infinito amore di Dio che si manifesta con il dono del Figlio amato. Dall'altro lato, parla del giudizio. Può il giudizio convivere con l'amore? A questa domanda bisogna rispondere con un'altra domanda: come potrebbe esserci un amore senza verità? È questo il nodo della questione. E il vangelo odierno ci fa capire che il giudizio non è la manifestazione di un arbitrio divino ingiusto, ma è l'Epifania della verità: la verità di quanto siamo amati, la verità di quanto la vita ha senso se corrispondiamo all'Amore e di quanto è vuota e infernale senza Amore.
#pregolaParola
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Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

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Robert Cheaib

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