(Gv 12,1-11)
Durante uno dei miei giri da itinerante, sono capitato dopo una catechesi a una cena. Di fronte a me c'era un diacono che mi ha messo una profonda tristezza con il suo modo di ragionare. Diceva: «Parlare di Dio, pregare... Tutte cose superflue. L'importante è vivere la carità». Poteva sembrare un motto intelligente e profondo. Ma invece è di una tristezza unica, detto da un ministro di Dio poi. La carità è importante, nessuno lo mette in dubbio. Verremo giudicati sulla carità come ci ricorda Gesù in Mt 25. Ma lo stesso Signore non trascurava mai l'importanza della preghiera, del tempo «sprecato» ai piedi suoi. Lo chiama la parte migliore e l'unica cosa necessaria. La carità è fondamentale, ma perché imita e punta al Fondamento, che è l'Amato. Evitiamo di fare i cristiani ragionando alla Giuda. Il cristiano non è un economo, ma è l'imitatore di un Dio che si spreca.
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Sei giorni prima della Pasqua, Gesù andò a Betània, dove si trovava Lazzaro, che egli aveva risuscitato dai morti. E qui fecero per lui una cena: Marta serviva e Lazzaro era uno dei commensali. Maria allora prese trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparse i piedi di Gesù, poi li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì dell'aroma di quel profumo. Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che stava per tradirlo, disse: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Disse questo non perché gli importasse dei poveri, ma perché era un ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché essa lo conservi per il giorno della mia sepoltura. I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me». Intanto una grande folla di Giudei venne a sapere che egli si trovava là e accorse, non solo per Gesù, ma anche per vedere Lazzaro che egli aveva risuscitato dai morti. I capi dei sacerdoti allora decisero di uccidere anche Lazzaro, perché molti Giudei se ne andavano a causa di lui e credevano in Gesù.
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Robert Cheaib

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