«Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato». Qualcuno potrebbe leggere questo vangelo così: “Dio è amore finché sei bravo, se non lo sei, cambia faccia e sono guai” . Ecco, questo sarebbe il peggiore modo di capire le parole di Gesù o, se preferite, il miglior modo per fraintendere quello che dice.
Per capire il senso di questa “condanna”, bisognerebbe leggere l'efficace analogia che Gesù offre per capire il giudizio: «E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce». È qui la chiave per comprendere tutto. Chi rifiuta la luce di Dio, non si trova con sfumature di luminosità, si trova nel buio. Chi rifiuta l'amore di Dio, non è che trova altre forme d'amore, trova il nulla perché, anche se in questa vita ancora non è chiaramente manifesto, solo Dio è luce, solo Dio è amore. Chi cammina in Dio cammina nella luce, chi vive in Dio vive l'amore. Questo vangelo è un'anticipazione di quello che sarà manifesto, un'anticipazione, per usare un'analogia didattica, delle domande dell'“esame finale”... Anticipazione fatta dal maestro stesso perché non vuole bocciare nessuno, ma salvare tutti.
Gv 3,14-21
E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio. E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
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Robert Cheaib

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