Dice André Louf, uno dei grandi maestri spirituali del XX secolo che «Dio non è felice quando vede qualcuno che non ha bisogno di misericordia perché pratica scrupolosamente legge e disciplina! Dio ama il peccatore perché in lui può dispensare la sua grazia e mostrare l'ampiezza del suo amore misericordioso. Le virtù, infatti, imbarazzano il Signore se non sono frutto della sua grazia». Credo ci sia poco da aggiungere per meditare questa parabola del fariseo e del pubblicano. Chi è autosufficiente si priva della possibilità dell'incontro. Chi si crede perfetto è imperfetto perché si chiude all'Amore, si priva di Dio. Riconoscere la propria imperfezione non è flagerllarsi di continuo, ma è permettere al cuore di gridare: Signore, sei il mio tutto, ho bisogno di te.
Lc 18,9-14
Disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l'intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l'altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo». Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi, a differenza dell'altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».


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Robert Cheaib

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