Il vangelo della confessione di Pietro mi è posto dinanzi almeno per tre motivi. Li metto in ordine crescendo di interiorità: il primo, perché riconosca che Gesù di Nazareth non è solo un Rabbi affascinante o uno dei tanti profeti del Signore, ma che è il Signore stesso, il Cristo, il Figlio del Dio vivente; il secondo, perché mi lasci attraversare realmente, personalmente ed esistenzialmente dalla domanda di Gesù, anzi, dalla domanda-Gesù. «Chi dici che io sia? Chi sono per te?». Non perdiamoci in formule qui. Non rispondiamo dall'abitudine. Che la domanda di Cristo scruti il nostro cuore e lo rinnovi; il terzo motivo è perché sappia è riconosca che ogni risposta giusta e buona a Cristo, ogni vero riconoscimento, viene dal Padre, viene dall'identificarmi con lo sguardo del Padre sul Figlio.
Mt 16,13-19
Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
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Robert Cheaib

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