Tempo verrà / in cui, con esultanza, / saluterai
te stesso arrivato /alla tua porta, nel tuo proprio specchio, / e ognuno
sorriderà al benvenuto dell’altro / e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
/
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore / a se
stesso, allo straniero che ti ha amato / per tutta la tua vita, che hai
ignorato / per un altro e che ti sa a memoria.


Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore, / le
fotografie, le note disperate, / sbuccia via dallo specchio la tua immagine. / Siediti.
È festa: la tua vita è in tavola. (Derek Walcott)



Miriadi di poeti, filosofi, letterati e
mistici ci ricordano questa verità e questo compito: dal monito delfico
«conosci te stesso», all’invito di Pindaro «diventa ciò che sei», all’ammonimento
apocrifo attribuito a Gesù «chi conosce tutto il mondo, ma non conosce se
stesso, non conosce niente».


Lo psicologo Carl G. Jung ricorda che «in
ognuno di noi c’è un altro che non conosciamo». Il poeta Rainer M. Rilke spiega
a un giovane che «vivere, esattamente, significa trasformarsi in se stessi». La
mistica Teresa de Jesús spiega che «non c’è peggior ladro di noi che noi
stessi».




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Robert Cheaib

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