«Perché avete paura? Non avete ancora fede?». Confesso che queste parole di Gesù mi lasciano un po' irritato. Forse perché mi identifico di più con i discepoli impauriti, perché così sono nelle situazioni della mia vita dove mi mancano le coordinate di sicurezza e dove il Signore sembra dormire a poppa nella barca turbata della mia esistenza. Il Gesù che mi rimprovera la mia poca fede, è lo stesso che vuole essere importunato, vuole essere interpellato. E in quelle situazioni di poche certezze e di tanta paura, il grande atto di fede è rifugiarsi in Lui dalle onde, anche dalle onde della propria incredulità perché basta una sua parola e arriva la bonaccia.

Mc 4,35-41
In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: «Passiamo all'altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com'era, nella barca. C'erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t'importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l'un l'altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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