Il piccolo libro Esercizi spirituali. Testi inediti raccoglie cinque meditazioni inedite di Carlo Maria Martini sulla Prima Lettera di Pietro. Esercizi tenuti nel 2004.
Il testo della Prima Lettera di Pietro penetra a fondo i misteri più importanti della vita: l’elezione, la chiamata cristologica, ecclesiologica ed escatologica dell’uomo, il mistero della sofferenza e la realtà della persecuzione e della perseveranza.
Il “principio e il fondamento” della Prima Lettera di Pietro secondo Carlo Maria Martini è la coscienza messianica ed escatologica che Pietro vuole ravvivare nella comunità alla quale si rivolge. Si potrebbe formulare con le parole di san Leone Magno: «Riconosci, o cristiano, la tua dignità». E qual è il sigillo di questa dignità? «Sia benedetto Dio, perché voi siete colmi di speranza nella vita eterna» (prima meditazione). La permanenza in questa coscienza è possibile attraverso un vivere penitenziale, un vivere che si lascia rinnovare dalla grazia di Dio (seconda meditazione). Il «segreto» (titolo della terza meditazione) non sta nello sforzo umano isolato, ma nella sequela di Gesù. L’esortazione non è semplicemente alla buona condotta, ma a una «buona condotta in Cristo» (1Pt 3,16).


Possiamo vedere la dimensione cristologica di questa chiamata declinato chiaramente in questi versetti del capitolo secondo della Lettera:
A questo infatti siete stati chiamati, perché

anche Cristo patì per voi,
lasciandovi un esempio,
perché ne seguiate le orme:
egli non commise peccato
e non si trovò inganno sulla sua bocca;
insultato, non rispondeva con insulti,
maltrattato, non minacciava vendetta,
ma si affidava a colui
che giudica con giustizia.
Egli portò i nostri peccati nel suo corpo
sul legno della croce,
perché, non vivendo più per il peccato,
vivessimo per la giustizia;
dalle sue piaghe siete stati guariti.
Eravate erranti come pecore,
ma ora siete stati ricondotti
al pastore e custode delle vostre anime.



Commentando questo testo, Martini scrive: «Vediamo come quello che ho chiamato “il segreto” della Prima lettera di Pietro sembri emergere con la menzione dei castighi ingiusti degli schiavi. Di qui si parte per esprimere un principio generale che interpreta il senso della sofferenza di ogni cristiano a imitazione di Gesù. Quando il cristiano soffre ingiustamente, in particolare quando soffre come cristiano, è grazia, perché è imitazione di Gesù. E Gesù è l’essere perfetto, perfettissimo. Imitare lui è tutta la santità, è tutta la bellezza e la perfezione cristiana».
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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