Tanti prendono le distanze dal cristianesimo pensando che sia la religione che mette la sofferenza al primo posto. Che ci siano stati e ci siano ancora cristiani che esaltano il patire per il patire è innegabile, ma non è questo l'insegnamento che trapela dal vangelo. Basti guardare la pericope di oggi: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna». Il Padre non ha voluto la sofferenza del Figlio, Dio ha tanto amato il mondo da donare il Figlio e da perdonare all'uomo senza badare a costi. Il prezzo di quest'amore è stato la croce: umanamente segno di sconfitta, divinamente espressione di un'amore che nessuna chiusura riesce a sconfiggere.

Gv 3,13-17

Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell'uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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