Povero Pietro. Nell'arco di qualche versetto viene esaltato come il beato a cui il Padre ha rivelato la verità di Gesù e poi rimproverato come motivo di scandalo e chiamato addirittura "Satana". Come mai questo contrasto? Da un lato, esso è frutto semplicemente della fragilità dell'umano il cui cuore è un campo di battaglia tra Dio e il nemico, come ricorda Dostoevskij. Dall'altro lato, però - e non è un dato secondario da sottovalutare - c'è il fatto che l'insegnamento di Gesù non è totalmente digesto. A tutt'oggi, del Signore ci piacciono alcune idee che confermano le nostre mode dell'anima... ma la croce? Beh, la croce rimane indigesta! Un Dio fragile e debole che sopporta e supporta il dolore ci sta stretto. Fatichiamo a vedere quanta forza e quanta resilienza ci sono in questo Cristo che, invece di annientare i malvagi, è disposto a scommettere sulla loro trasformazione. E a scommettere niente meno che la sua stessa vita, fino a morire per loro. Diciamolo, ci piace vincere facile e il Dio partoriente con le doglie delle croci (al plurale, perché qui ci stanno pure le nostre, di incomprensibili croci) ci provoca spesso l'obiezione di Pietro... E a noi non manca la bacchettata data all'apostolo: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Consoliamoci, però, perché in questo suo andare verso la croce, c'è la salvezza anche per noi.

Mt 16,21-27

Da allora Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va' dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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