Devo ricordarmi di questo vangelo ogni volta che guardo alla fede come uno degli strumenti messi a mia disposizione per realizzarmi. Il fine della fede non è realizzarmi, ma aprirmi al senso della realtà, riconoscendo che non sono fine a me stesso e che la mia felicità non consiste nel perdermi nei miei sogni e bisogni.  Mi "realizzo" nella misura in cui mi trascendo, perché il mio desiderio è più grande di me, il mio desiderio è grande quanto Dio.

Mt 16,24-28

Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell'uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni. In verità io vi dico: vi sono alcuni tra i presenti che non moriranno, prima di aver visto venire il Figlio dell'uomo con il suo regno».

 Photo : fra Domenico Greco
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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