«Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà». Come può Gesù fare una proposta così “smentibile”?! Quante cose chiediamo nel suo nome senza essere esauditi?! Tutto sta nel capire cosa significhi questo “nel mio nome”. Non è assolutamente pronunciare la formula magica del nome di Gesù come sostituto dell’abracadabra. Chiedere nel nome di Gesù è essere trasformati, è entrare nel campo di Dio, nelle intenzioni di Dio, nel cuore di Dio perché Gesù è dove è il cuore del Padre (essendo il Figlio amato) ed è dove sono le viscere di Dio (perché il Figlio sta nel seno del Padre, come insegna il Prologo di Giovanni). Chiedere nel nome di Gesù, allora, è un’opera di trasformazione che accettiamo lentamente, accettando di essere simili a Gesù il cui pane è fare la volontà del Padre. 
Gv 16,23-28
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.
Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l’ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre. In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio.

Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre».
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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