In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo».
All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Gen 12,1-4   Sal 32   2Tm 1,8-10   Mt 17,1-9
Pietro è affascinato da una religione della visione. La voce del Padre lo richiama alla religione dell'ascolto, alla fede che è attenzione. La bellezza della fede non nasce dai suoi effetti speciali. La bellezza è frutto di un incontro, un riconoscimento in cui lasciamo risuonare dentro di noi la certezza dell'eternità che il Padre pronuncia: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». È lì che dobbiamo costruire la nostra capanna. Da lì si cammina verso la croce e verso la risurrezione. Solo allora possiamo parlare di bellezza, perché solo una fede che vince il male con il bene, con la forza del Risorto, è buona e davvero bella.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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